MUORE MALDONADO, ARTISTA E FILOSOFO DELLA VIGILANZA CRITICA

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

È morto a Milano Tomás Maldonado (nella foto), pittore, designer e filosofo argentino. Una figura poliedrica, dotata di quell’eclettismo che solo i porteños riescono a portare con una disinvoltura che sconfina nella facciatosta. E infatti proprio a Buenos Aires era nato Maldonado, nel 1922, 96 anni fa. Qui, tra il 1936 e il 1942, ha studiato alla Escuela Nacional de Bellas Artes. Risale a quel periodo la pubblicazione di un Manifesto contro l’accademismo, i “filistei” e gli “avanguardisti indegni” che avallavano i premi ufficiali.
A metà degli anni ’40 è tra i fondatori del movimento Arte Concreto, un tipo di arte non figurativa e non legata alle esigenze di consumo dell’industria culturale. Nel 1954 si trasferisce a Ulm, per insegnare design alla Hochschule für Gestaltung, poi alla Princeton University. Negli anni ’60 lavora ad alcuni progetti di design per Olivetti, Rinascente e Upim e alla fine sceglie di vivere a Milano. Insegna al Politecnico, ma anche all’Università di Bologna, in un innovativo corso di design ambientale. Tra il 1979 e il 1983, dirige la rivista di architettura Casabella
È stato per molti anni il compagno di Inge Feltrinelli, scomparsa appena due mesi fa. E per la casa editrice Feltrinelli ha pubblicato saggi come “Critica della ragione informatica”, “Il futuro della modernità”, “Disegno industriale: un riesame”.
Il detto “Nessuno è profeta in patria” per Maldonado non vale. A Buenos Aires l’artista è tornato a dicembre dell’anno scorso, per l’inaugurazione di una mostra di sue opere, alcune delle quali realizzate dopo il 2000, quando aveva deciso di riprendere in mano i pennelli dopo più di 46 anni.
La Fundación Proa di Buenos Aires (l’equivalente di Palazzo Grassi sul porto della Boca) ricorda che in questi anni il maestro ha collaborato a mostre e cataloghi, come “Arte Abstracto Argentino” del 2003. Tanto basta perché il messaggio di cordoglio pubblicato sulla pagina facebook della fondazione non suoni come un coccodrillo raffazzonato all’ultimo momento.
Di Maldonado resta un pensiero sul ruolo dell’artista: “Trasgredire l’ordine simbolico stabilito, resistere alla tendenza ad anchilosarsi, mantenere una vigilanza critica”. Parole che possiamo considerare la sua eredità spirituale e che potrebbero aiutarci a ricostruire in Italia un discorso politico spampanato dal conformismo di chi ormai si accontenta di poco o di nulla.