VAROUFAKIS: CHE PANTOMIMA JUNCKER SALVINI! UNO SPECULARE ALL’ALTRO

DI CARLO PATRIGNANI

Il governo giallo-verde di Giuseppe Conte? Sta ripetendo, nè più nè meno, la strategia dell’ex-premier Matteo Renzi. Il primo ministro e il ministro dell’Economia vanno a Bruxelles per rassicurare Jean-Claude Juncker e gli altri commissari fra strette di mano e abbracci. Tornati a Roma gridano allo scandalo e promettono eroiche resistenze.

Il tandem Di Maio Salvini? Nel peggiore dei mondi possibili, andranno avanti fino a maggio. Salvini continuerà con la sua campagna razzista per attrarre voti in vista delle europee e all’indomani del voto bruciare i Cinque Stelle, tornare da Silvio Berlusconi e diventare l’uomo forte del centro-destra. Solo allora inizierà il lento processo di uscita dall’euro.

Quanto a Di Maio è persona educata, composta. Ci ho parlato in passato, ma ora non vedo motivo per farlo di nuovo: i Cinque Stelle non sono più quelli di tre anni fa. Francamente non li capisco: hanno perso ogni occasione per essere un’opportunità per cambiare l’Europa, per democratizzarla. Sono diventati uno strumento nelle mani di uno xenofobo fascista come Salvini.

Sono solo alcune delle tante risposte fornite, nel corso della lectio magistralis, dal 57enne economista greco Yanis Varoufakis nell’incontro avuto ieri con la businees community nello studio internazionale Curtis in un lussuoso palazzo che domina piazza Venezia a Roma.

Un incontro ad altissimo livello, dunque, moderato da Sir Martin Sorrell, tra i primi cento amministratori delegati (ceo) più pagati al mondo: dopo aver guidato per 33 anni la società inglese Wpp, trasformandola in un vero e proprio impero pubblicitario, Sorrell ha avviato la Derriston Capital, società sempre operante nel business della pubblicità e del marketing.

Varoufakis si è destreggiato con tatto e abilità in un mondo, di manager di imprese, banche e finanza, a lui, che vuol vivere nel comunismo, e il comunismo è Star Trek, distante ma che conosce bene, a menadito: così è più e più volte capitato che fosse lui a porre domande e a dare tra le righe suggerimenti: dove investirei? In India e in Africa che pur avendo 46 stati e governi diversi ha delle potenzialità enormi.

L’Italia? E’ il Giappone dell’Eurozona: sono entrambi Paesi medio-grandi, orientati all’export, hanno un alto debito pubblico e un basso debito privato, banche zombie, dai demografici poco rassicuranti. La differenza è che il Giappone ha inventato il Quantitative Easing, l’Italia è costretta da un Fiscal Compact disegnato contro la sua politica economica.

Rispetto alla Spagna, l’Italia ha un basso debito privato e un altissimo debito pubblico. Peccato che la Bce – ha aggiunto – può ripagare il primo e non può intervenire sul secondo. È il prezzo da pagare per aver aderito a un’architettura monetaria progettata e voluta dai tedeschi.

Con il fiscal compact la recessione è sicura. Quindi? Semplice ha spiegato il candidato numero uno in Germania per Democrazia europea alle elezioni europee: abbiamo bisogno di un’iniezione di investimenti nelle infrastrutture per creare lavoro, di un New Deal europeo. E non dei ridicoli tagli alle tasse di Salvini. Il reddito di cittadinanza del M5S? E’ solo un reddito di sicurezza sociale. Vale la pena sforare il 3% per gli investimenti nelle infrastrutture e nella green energy.

Inarrestabile, Varoufakis ha parlato anche di Emmanuel Macron, di Angela Merkel, di Donald Trump e del suo amico-compagno Bernie Sanders con cui a fine mese, negli Usa, darà vita alla International Progressive per contrapporsi al nuovo asse autoritario globale.

Macron? Mi piace, siamo amici, credo che tutto sommato sia un progressista. Era la grande speranza bianca dell’establishment liberal, oggi è isolato. Aveva un piano ambizioso: germanizzare la Francia per il primo anno, stringendo sulle leggi del lavoro e imponendo un po’ di austerity mista a sgravi fiscali. Era sicuro che l’anno seguente la Merkel avrebbe ricambiato il favore, appoggiando il bilancio unico…ma non funziona, la Merkel gli ha fatto capire che dirà tante grazie e ciao.

A differenza di Obama, Trump ha creduto nella business community…che è la sua forza. Ha portato avanti la sua agenda in un modo imprevedibie, ha fatto il bullo con i canadesi e ha portato a casa un accordo migliore…lui è contro una corsa a ribasso sugli standard di lavoro…sono di sinistra, come posso criticarlo?

Poi l’accordo Brexit. E’ un mostro, il business avrà altro 4 anni di incertezza: ho fatto campagna contro la Brexit a favore del Remain…della libera circolazione. Il mio amico Corbyn spero se la cavi.

Infine, torna come un tornado sulla manovra del governo Conte e i suoi protagonisti. Juncker e Salvini sono speculari: uno serve all’altro. Juncker ama Salvini – conlude sorridendo –  perchè è la sua fonte di legittimazione. E Salvini ricambia l’amore Juncker. Del resto Salvini, è stato creato dal fallimento dell’establishment, che ha bisogno di esibirlo come nemico. Ma funziona anche al contrario. È tutta una pantomima: Juncker è funzionale a Salvini e viceversa. Un esempio? Macron non sarebbe mai stato eletto senza Marine Le Pen. Quella tra Juncker e Salvini è tutta una pantomima.

E lui il ministro delle Finanze che sbatte la porta e se ne va di fronte al cedimento alla Troika di Tsipras? Prima un ammonimento: se il governo italiano seguirà le indicazioni di Tsipras [di cedere alla Ue] non c’è nessun dubbio che entrerà in una recessione l’anno prossimo. Poi assicura di girare l’Europa per parlare con la gente, con l’umanità e, come un tempo facevano i clerici vagantes, per raccontare l’altra storia diversa da quella corrente dell’establishment. E non chiederà di votarlo a scatola chiusa: leggete il mio programma, confrontatelo con altri, e poi decidete voi.