BASTA NON COMPRARE E DIRLO FORTE

DI FRANCESCO CAMPANELLA

Nutro da tempo una forte diffidenza nei confronti della pubblicità. Diffidenza dovuta al fatto che le riconosco una profonda capacità di fare opinione o, meglio, di fare “sentiment” (=umore). L’opinione infatti ha una sua componente analitica, razionale che non è scontata nel sentiment. Di più che è consapevolmente elusa.
La pubblicità lavora più o meno scopertamente a livello di ventre, di “Es” direbbe Freud. Di istinti animali: fame e sete, sesso, paura del dolore e della morte.

Alcune pubblicità più raffinate (e costose) raggiungono i loro obiettivi in modo sussurrato, elegante. Fino a diventare forme d’arte.
Altre comunicano sguaiatamente.
Tutte le forme però generano il modo condiviso di agire e di reagire della nostra società. Ecco il motivo della diffidenza di cui vi parlavo.
Sotto potete vedere delle foto che sono un esempio: persone, donne, umiliate.
Profondamente umiliate.