FUORI GLI OPERAI DA GM E TRUMP PERDE CONSENSO

DI LUCA SOLDI

 

 

Il colosso automobilistico Usa, General Motors, ha annunciato un piano di riorganizzazione che prevede il taglio del 15% del numero dei dipendenti.
L’obiettivo è di risparmiare 6 miliardi di dollari entro la fine del 2020 per fare fronte. Uno schiaffo agli operai delle manifatture americane che avevano fatto un atto di fede nei confronti di Trump e delle politiche economiche.
Un colpo mortale per le scelte sbandierate dal magnate diventato presidente che aveva cavalcato i populismi nel settore delle scelte economiche.
Ma soprattutto una operazione lacrime e sangue che alla fine pagheranno solo i dipendenti e le loro famiglie.
Come spiega una nota della società, l’anno prossimo General Motors fermerà dunque la produzione in sette nuovi siti di assemblaggio: quattro negli Stati Uniti, due al di fuori del Nord America e lo stabilimento di Oshawa, in Canada. Gm aveva già annunciato la chiusura, l’anno prossimo, dello stabilimento di Gunsan, in Corea. “Le misure ci consentiranno di continuare la nostra trasformazione per essere più agili, resilienti e redditizi – ha dichiarato l’amministratore delegato, Mary Barra, nella nota – dobbiamo anticipare i cambiamenti del mercato e i gusti dei consumatori, così che la nostra azienda resti ben posizionata sul mercato e continui ad avere successo sul lungo termine”.
È la caccia alle auto del futuro per la quale la Gm ma anche Trump sembrano aver perso la corsa perché sulle auto elettriche e più piccole la Cina sembra essere decisamente avanti.
La borsa americana ha mostrato di gradire ben volentieri l’operazione con un deciso segno positivo per le azioni Gm.
Decisamente negativo il giudizio di United Auto Workers, il sindacato dei metalmeccanici americano, che ha sostanzialmente dichiarato guerra a Gm in seguito alla sua decisione di ristrutturare la produzione negli Stati Uniti. “La decisione spietata di Gm di ridurre o fermare le operazioni in impianti americani, aprendo o aumentando quella negli stabilimenti in Messico e in Cina, danneggia profondamente i lavoratori americani”, ha affermato il vice presidente del Uaw, Terry Dittes. “Le decisioni di Gm, alla luce delle concessioni ottenute durante la crisi e il salvataggio con soldi pubblici, mettono i profitti prima della famiglie che lavorano”.