IL FASCISMO DEL TERZO MILLENNIO SI FA LEGHISTA

DI RAFFAELE VESCERA

Che il leghismo solletichi il persistente, seppure ignobile, sentimento fascista dell’Italia peggiore è fuor di dubbio. Il razzismo, come ricerca di un nemico esterno cui addebitare le proprie malefatte, è storicamente l’arma di riserva della borghesia italiana per rovesciare la verità sui propri misfatti, allo scopo di creare un partito politico che figuri come nuovo, pur conservando i vizi storici del potere italiano. Potere nato con l’unità d’Italia a trazione sabauda, fatta a spese del Mezzogiorno, e condotto via via attraverso il depauperamento delle risorse del Sud, la sua riduzione a colonia interna, la deportazione al Nord di mano d’opera a bassi salari per ricattare e sfruttare la forza lavoro nazionale, la creazione di una borghesia locale di tipo agrario cui concedere privilegi e impunità in cambio della sua subalternità agli interessi “nazionali”, ovvero del Nord, la corruzione, la formazione delle mafie da usare come strumento per condurre affari sporchi, strumento utile anche alla repressione violenta del popolo meridionale, e la diffamazione a mezzo stampa, detenuta dai gruppi finanziari settentrionali.

Laddove il liberalismo democratico fallisce e sopraggiunge un forte crisi economica, ecco pronta l’arma di riserva autoritaria che lasci sperare nella conduzione “dell’uomo forte”, con connotazioni persino caricaturali, incultura, grugno duro, ostentazione di disprezzo, avversione al confronto democratico, ricorso a slogan nazionalistici fomentatori di odio. Accadde un secolo fa con Mussolini, accade oggi con Salvini, seppure nella formula soft del terzo millennio: la nostra epoca, disponendo di potentissime armi finanziarie e mediatiche, riserva il ricorso alla violenza all’estrema ratio. Persino le mafie oggi usano più le armi finanziarie che quelle da fuoco.

Così come la finanza del Nord, vedendo in Mussolini l’uomo “della provvidenza” che avrebbe represso diritti civili e proteste popolari, creò il fascismo, oggi punta sulla Lega, individuando in Salvini l’elemento utile alla repressione e controllo delle istanze sociali. A partire dai diritti del Sud. Un Salvini che, facendosi chiamare militarmente “capitano”, sta al gioco con la vieta riproduzione dei buffoneschi slogan mussoliniani: “Me ne frego”, “molti nemici molti onore”, “chi si ferma è perduto”, fino alla riproposizione in altre formule delle leggi razziali varate nel ventennio nero. Laddove Mussolini fu il rovescio della medaglia dei Giolitti e Salandra, Salvini lo è di Berlusconi e Renzi,   fallimentari nel loro compito di portabandiera dei gruppi finanziari del Nord.

Dopotutto, la Lega fin dalla nascita, favorita dalla borghesia industriale del Nord per impedire il concorrenziale sviluppo industriale del Sud sostenuto dalla Cassa per il Mezzogiorno, ha manifestato odio razziale antimeridionale, accompagnato da volgari esternazioni da osteria, giustificate da partiti politici nazionali, intellettuali da operetta e stampa asservita che dipingevano e dipingono il Sud quale palla al piede e zavorra nazionale, abitato da cittadini di serie B, pigri, imbroglioni, scansafatiche, ladroni, ignoranti. Così inconsapevolmente dipingendo il ritratto del leghista perfetto.

Non è certo un caso che la Lega cresca al Sud acquisendo berlusconiani “liberali” in cerca di poltrone e uomini di estrema destra, quali il napoletano Gianluca Cantalamessa, nella Lega dal 2014, alla sua prima elezione in parlamento. Suo padre, Antonio, è stato europarlamentare e storico esponente del Movimento Sociale Italiano. Pina Castiello, di Afragola, ex consigliere regionale in Campania, eletta deputata per la quarta volta. Iscritta al Msi, ad An, a Forza Italia e, dal 2016, alla Lega. Per citare i più noti, mentre in ogni città forzisti e fascisti si mettono al servizio di Salvini, che non disdegna rapporti con uomini a dir poco equivoci , come evidenziato da alcune inchieste giornalistiche.

Credo sia giunto il momento della chiamata a raccolta di tutti i democratici, per una nuova resistenza, a partire dal Sud, terra più di tutte martoriata da questo stato, e più di tutte resistente. Il Sud che ha saputo liberarsi di Berlusconi e Renzi, politici antimeridionali per eccellenza, si unisca per liberarsi di Salvini che, per 25 anni, ha insultato i meridionali e sostenuto politiche predatorie ai danni del Mezzogiorno, riproponendole ancora peggiori nel governo gialloverde, richiamandosi ipocritamente a mistificati interessi nazionali. Chiunque vi si allei o supporti la Lega, si rende complice di tali misfatti e tradisce il suo popolo. Meridionali di tutto il paese uniamoci, a partire dall’incontro di sabato 1 dicembre a Napoli, all’Officina delle Culture di Scampia, convocato da Pino Aprile e dal “Popolo delle formiche”.