IL POSTICIPO DEL TFS AGLI STATALI? L’ENNESIMA VERGOGNA

DI CHIARA FARIGU

Della riforma Fornero a torto e (pochissimo)a ragione se parla e straparla. E non c’è partito che non abbia manifestato il desiderio più o meno evidente di volerla perlomeno modificare se non eliminare del tutto. Ad eccezione di chi l’ha generata e imposta agli italiani sconvolgendo milioni di vite. Ma c’è una cosa, strettamente collegata e conseguente all’andata in pensione, di cui nessuno parla e che è una carognata forse peggiore della riforma Fornero: il posticipo del TFS, ovvero il trattamento di fine rapporto. Per dirla terra terra, la liquidazione. L’Inps si tiene per anni il Tfs degli statali. Ci vogliono esattamente ventisette mesi (24 + 3) per ricevere la prima rata. E già questa è la prima carognata.
Poi altri due anni per avere il saldo. Un furto legalizzato se si considera che quei soldi non sono un benefit una regalia o un premio di fine carriera. Quei soldi sono stati trattenuti mensilmente dalla busta paga dei lavoratori. Sono soldi nostri. Che ci vengono restituiti a spizzichi e mozzichi oltre il tempo massimo che poi è anche il massimo delle ingiustizie. Perché discrimina i lavoratori del settore pubblico, penalizzati dalla normativa vigente lacrime e sangue varata nel 2012, e i lavoratori del settore privato che lo percepiscono contestualmente alla quiescenza. Potendone usufruire in parte anche in anticipo su richiesta.

Così chi lavora per lo Stato e voglia utilizzare il suo tfs per togliersi un sfizio, fare quel viaggio che non si è mai potuto permettere o aiutare i figli a pagare il mutuo, deve rimandare quei progetti accarezzati a lungo. Che a una certa età vorrebbe poter dire mai.

Una disparità delle tante come spesso accade quando è lo Stato a mettere le mani in tasca ai cittadini. In nome di una crisi da superare o di un pareggio di bilancio da far quadrare. A farne le spese i soliti noti. In questo caso i dipendenti pubblici. Cornuti e doppiamente mazziati. Una disparità, un furto legalizzato che nessuno sembra intenzionato a cancellare. Una disparità di cui non si parla abbastanza, l’ennesima vergogna italiana