LA POLITICA E LO SCIENZIATO DI SCHENZHEN

DI ALESSANDRO GILIOLI

L’estate scorsa uno studioso di bioetica e storia della medicina, Gilberto Corbellini, propose di ragionare attorno ai possibili effetti positivi dell’ossitocina nel mitigare l’astio, il livore, l’egoismo e l’aggressività degli esseri umani, anche in relazione ai montanti sentimenti di paura verso il diverso, razzismo e xenofobia.

Il professore fu sotterrato da titoloni al limite dell’insulto, specie da parte dei giornalisti e dei politici che devono il proprio successo esattamente a quei sentimenti che ogni giorno rinfocolano e senza i quali dovrebbero trovarsi un altro lavoro, più onesto e meno remunerato.

Ovviamente il professore non voleva “drogare” nessuno, al contrario di quanto strillarono Salvini e i giornali fasciotrash. Chiedeva invece di ragionare – su un giornale di tecnologia – attorno al rapporto tra un problema sociale abbastanza innegabile – vi piace vivere in una società in cui tutti odiano tutti, vuoi per categoria vuoi per età vuoi per etnia o altro? – e quello che può fare la scienza per mitigarlo.

Del resto, è difficile negare che il Prozac sia stato una delle più grandi rivoluzioni del XX secolo, così come altri farmaci e/o supporti che hanno cambiato l’esistenza di milioni e milioni di persone, dalla pillola anticoncezionale al Viagra, per dire solo quelli più diffusi.

Insomma, se mettiamo da parte l’ideologia antiscientista (che ai suoi eccessi porta dritto al no vax, al rifiuto delle trasfusioni o peggio) abbiamo già accettato da decenni che la scienza possa cambiare in meglio la nostra vita e anche l’essere umano.

La domanda è solo quanto. Quanto lo accettiamo, anzi quanto lo desideriamo. Per stare meglio, per allungare ma soprattutto allargare la nostra esistenza, ridurne la sofferenza fisica o psichica (e anche migliorare la nostra socialità, che ha una grande rilevanza nella famosa piramide dei bisogni).

Tutta questa pippa perché qui non si difende solo Corbellini – a cui va tutta la mia stima per aver posto il problema sfidando un tabù – ma anche He Jiankui,il genetista di Shenzhen di cui si è parlato in questi giorni per l’editing del dna con cui avrebbe reso una neonata più resistente ad alcune infezioni, tra cui Hiv e colera.

Intendiamoci, in questo caso la difesa non è dello scienziato specifico, il cui successo è ancora da verificare. Magari è un cialtrone in cerca di pubblicità, non lo so. Quello che però difendo è il principio, cioè l’apertura alle innovazioni biotech che possano migliorare quel legno storto che è l’essere umano, sia dal punto di vista fisico sia da quello psichico.

Come sapete, la questione è tutt’altro che nuova e anzi si pone da una trentina d’anni. C’è chi ci vede il futuro del post genere umano, chi la considera una follia da Frankenstein contemporanei. Tra i primi, seppur letterariamente e provocatoriamente, c’è anche lo scrittore Michel Houellebecq con il suo romanzo più famoso.

In linea generale, tuttavia, è curioso che la politica – il cui fine dovrebbe essere quello di migliorare l’esistenza – snobbi la questione, la risolva con un’alzata di spalle. Atteggiamento che peraltro non potrà tenere a lungo, perché a un certo punto le possibilità aperte dal biotech costringeranno le società a prendere posizione e soprattutto a prendere decisioni.

Un editing del dna per sconfiggere preventivamente la depressione è consentito? E se sì, deve essere pagato addirittura dal Sistema sanitario nazionale come oggi viene passata gratis la Paroxetina? Oppure questo è “drogare” le persone, alterarne l’ipsissima res che secondo alcuni è sacra così come l’ha concepita il Padretereno, anche se porta sofferenza?

Oggi, leggendo del caso cinese, vedevo che diversi scienziati lo deprecano perché avrebbe l’effetto di aumentare «la paura e l’ostilità già diffuse» nei confronti di questi esperimenti. Può darsi, in effetti. Siamo tutti per natura conservatori di fronte a innovazioni così radicali e sensibili, di cui capiamo poco e che potrebbero avere effetti ancora ignoti. Del resto la scienza ha sempre proceduto per errori, quindi errori si verificheranno anche nell’editing del dna, è inevitabile.

Poi però, come per miracolo, l’ostilità diventerà accettazione e anzi desiderio quando la possibilità di cambiamento in meglio riguarderà direttamente noi, il nostro handicap, la nostra sofferenza, le nostre malattie – o quelle dei nostri figli.

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«Non faccia così, è la natura».
«Io ci piscio in faccia alla natura».
(Dialogo ne Le particelle Elementari di Michel Houellebecq)