I DAZI DI TRUMP E IL LAVORO NEGLI USA CALA

DI MICHELE PIZZOLATO

Trump parla di dazi alle automobili straniere per preservare i posti di lavoro dell’industria dell’auto USA. Il FMI osserva, con la timidezza tipica delle istituzioni deboli coi forti, che “le barriere commerciali sono controproducenti per tutti. Liberalizzare gli scambi sui servizi può aumentare il Pil del G20 di mezzo punto, o di 350 miliardi di dollari, nel lungo termine”.

Ora. Trump parla ad un popolo di persone, suoi elettori, rimasti senza lavoro per la globalizzazione. Senza lavoro o con lavoretti da povertà qui ed ora, non nel lungo termine. Che la ricetta giusta per fare lavorare le persone siano i dazi è del tutto discutibile. Ma una cosa è indiscutibile: la risposta del FMI fa ridere amaro.

Abbiamo visto in questi anni a quale crisi catastrofica mondiale hanno portato le politiche di deregolamentazione e liberalizzazione del FMI e altre istituzioni liberiste, dal mercato dei capitali alle politiche di austerità, ad una globalizzazione pro ricchi … eppure questi senza neppure porsi il problema, le replicano, con la convinzione, ridicola, che ci sia ancora qualcuno che crede che il PIL del G20 aumenti di mezzo punto, 350 miliardi di dollari, liberalizzando gli scambi!

Tutto diventa chiaro con l’aggiunta del FMI che questo fantasmagorico effetto si realizzerà solo “nel lungo termine”. Nel lungo termine significa due cose:
1. nessuno potrà contestare questa previsione assurda perchè il lungo termine non finisce mai; 2. fino al lungo termine (sempre) i lavoratori rimangano zitti e senza lavoro o con lavoro da fame.

Se non fosse tragico, rideremmo.

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