RIVER-BOCA, SUPERFARSA: A PERDERE E’ L’ARGENTINA

DI DARWIN PASTORIN

La realtà ha decisivamente superato la fantasia. Osvaldo Soriano, uno dei più grandi scrittori argentini, immaginò una partita decisiva, ambientata nel 1958 alla Valle de Río Negro, tra il Deportivo Belgrano dell’attaccante Constante Gauna e la Estrella Polar del portiere “El Gato” Díaz. Sfida che dura tre giorni per via di un rigore che viene calciato, e parato da “el Gato”, dopo proteste e polemiche.

River-Boca, finale di ritorno della Coppa Lbertadores, 2-2 all’andata alla Bombonera, non finirà mai. Dopo gli incidenti di sabato scorso prima del match al Monumental (il pullman del Boca preso a sassate, due giocatori feriti), Il Superclásico si è trasformato, giorno dopo giorno, vergogna dopo vergogna, in una farsa che sta mettendo in difficoltà l’Argentina. Un’Argentina che sta per ospitare il G-20, sempre a Baires, e che è da tempo alle prese con una spaventosa crisi finanziaria (inflazione al 45%, un terzo della popolazione vive in povertà).

La situazione, anche nel calcio, resta confusa. Alejandro Dominguez, presidente-tentenna Conmebol, non ha (l’ennesimo) dubbio, tanto per cambiare: “Si giocherà l’8 dicembre all’estero! Sicuro!”. A Doha o a Miami. Il Paraguay non convince e la candidatura-romantica di Genova (River e Boca sono club fondati da migranti liguri) non è stata nemmeno presa in considerazione.

Tutto risolto? Per niente. Il River vuole giocare in casa. “E poche storie!”. Il Boca, citando ripetutamente il regolamento, chiede il successo a tavolino e di ottenere, così, la Coppa. “E poche storie!”. L’Argentina, di certo, senza se e senza ma, ha già perso: faccia e credibilità a livello mundial. E il presidente Maurizio Macri (neoliberista eletto nel dicembre 2015, con i voti decisivi della destra; per dodici stagioni massimo dirigente del Boca) non sa come uscire dal labirinto, promettendo punizioni esemplari, ieri oggi e domani. Tutti hanno, ovviamente, la loro da dire. Anche dentro il Boca Juniors. Diego Armando Maradona, il grande ex, si allinea al pensiero della società, e pretende il successo per giusta causa; l’autista del pullman, colpito dal lancio delle pietre dei tifosi-teppisti, Dario Erbetz, è una voce “contro”: “Dobbiamo vincere sul campo, non fuori!”. Intanto, in vista del fantomatico ritorno, tre giocatori del Boca rischiano di essere squalificati per avere insultato un delegato Conmebol: Tevez, Ábila e Pablo Pérez.

Caro Osvaldo Soriano, non ci puoi credere nemmeno tu, vero?