ADDIO A SANDRO MAYER, L’ULTIMO IMMORTALE

DI LUCIO GIORDANO

Solo quando muore uno come Sandro Mayer hai la conferma che l’immortalità non esiste. Perchè Sandro sembrava davvero uno di quei giornalisti immortali, avvinghiato alla sua professione come nessuno mai. Sì, sembrava eterno, Mayer, anche se ballava non solo con le stelle ma attorno alle 80 primavere. Ma nell’età in cui la gente si dedica ai nipotini, in un ambiente che mastica e sputa direttori a getto continuo,  lui era sempre lì, in Cairo, a dirigere con energia e con una passione senza sosta le sue due creature, Di Più e Di Più tv.

Le aveva create dal nulla, abbandonando dall’oggi al domani e dopo vent’anni,  la direzione di Gente. Sarebbe stata una scommessa persa, secondo molti. Una follia, secondo alcuni. ‘Un altro settimanale familiare, non c’è spazio, farà un buco nell’acqua’. Era questo il commento degli addetti ai lavori alla nascita di Di Più. Invece, nessun buco nell’acqua, anzi. All’età di chi vede di solito la pensione, Sandro si era rimesso in gioco con l’entusiasmo di un ragazzino. Aveva trascinato con sè le migliori firme del settimanale della Rusconi che aveva diretto per cosi’ tanto tempo, andandole a prendere sotto casa, una ad una. Letteralmente. Aereo Linate- Fiumicino, scampanellata inattesa al citofono, e via: ‘ti devo parlare cinque minuti’. Mayer li convinceva i giornalisti,  con il suo ardore, la capacità di vedere oltre.

Impossibile dirgli di no.  Quel fervore era  veramente contagioso. E se gli facevi notare che intervistare personaggi televisivi emergenti, e che forse non sarebbero mai emersi, era inutile, lui rispondeva . ” Oggi sono loro  i protagonisti veri del gossip, del mondo della tv”. Aveva ragione lui. Del resto, ne ha lanciati così tanti , in questi anni, di carneadi dello spettacolo, diventati stelle. E non star, si badi bene. Perchè Mayer detestava gli inglesismi, detestava le parolacce scritte e detestava tanto altro ancora. Ecco, Sandro era un uomo d’altri tempi, bigottismo compreso, con una visione della vita giovanile, allegra e al tempo stesso severa.

Era uno che presidiava totalmente la redazione di Di Piu’. Lo faceva  h24. Dal lunedi al venerdi, a volte anche il sabato e la domenica. E si arrabbiava se prendeva un buco o se lo prendevano i suoi collaboratori. Si incazzava proprio come una biscia. E chissà ora cosa penserebbe, lui che  il termine incazzare lo faceva storcere. Chissà le alzate di voce che avrebbe fatto per quella parola volgare. Si, perchè Sandro Mayer non aveva un carattere facile. Rigoroso e fumantino: capace di innamoramenti professionali improvvisi, forti, ‘violenti’. E di disinnamoramenti altrettanto repentini. E quando ti voleva alla sua corte c’era poco da fare, diventavi di sua proprietà, guai a non rispondere al telefono, qualsiasi ora fosse. Altro aereo, altra corsa per avere in squadra le migliori penne da scrittore, come le chiamava . Vinceva sempre lui, ovvio.   Vinceva per quel suo matrimonio indissolubile con il mondo del giornalismo, anche se il matrimonio vero lo aveva già consumato tanti anni prima  con Daniela, sua moglie.

Sempre a caccia di sfide, Mayer. Anche negli ultimi anni Sandro ne aveva cercata e vinta un’altra. Quella di diventare una stella della tv, in giuria a Ballando con le stelle. In breve, era diventato un personaggio. Civettuolo, nel 2013, si era presentato davanti alle telecamere con un parrucchino o un trapianto di capelli, fate voi, color biondo paglierino. Ironia da vendere. Ma sulla cosa lui  era il primo a scherzarci su. Perchè  Mayer era così: un  bambino goloso della vita con tanta voglia di stupire. Al tempo stesso:  giocherellone e inflessibile direttore sempre a caccia dello scoop, o di un taglio diverso da dare agli articoli del suo giornale. Un giornale apparentemente vecchio, decisamente rivoluzionario . Con una freschezza che nessun quasi 80enne avrebbe, Sandro era infatti,  anche lì,  un passo avanti rispetto agli altri. E se di Più è diventato il più venduto settimanale italiano, qualcosa vorrà pur dire . Si, qualcosa vorrà dire.  E cioè che,  adorato o detestato dai colleghi, nel segmento dei familiari Mayer era   il numero uno dei direttori. In un panorama editoriale che cambia più veloce della luce e rischia di travolgere in fretta  il mondo della carta stampata, a questo punto numero uno  lo resterà per sempre.Per tutti gli altri resterà invece l’ultimo direttore immortale.