G20: PARTENZA ZOPPA IN UNA BUENOS AIRES BLINDATA, TRUMP CONTRO TUTTI

DI FRANCESCA CAPELLI

DALLA NOSTRA CORRISPONDENTE A BUENOS AIRES

Una città blindata per un G20 azzoppato. Treni e metro fermi per due giorni, voli commerciali e passeggeri sospesi, il centro (che in una capitale di 13 milioni di abitanti è un concetto ampio) vietato al traffico, scuole e uffici chiusi. Il tutto per timore di presunti attentati islamici: nei giorni scorsi sono stati arrestati cittadini di origine libanese sulla base di viaggi in Libano a trovare i parenti e di detenzione di fucili da caccia appartenuti al nonno, peraltro regolarmente denunciati. Ma soprattutto per paura della protesta interna, che sempre accompagna i raduni dei potenti del mondo.
Il G20 è stato preceduto da un controvertice (https://noalg20.org/…) sui problemi economici non risolti – anzi, creati o acutizzati – dal neoliberismo, che minaccia qualsiasi forma di diritto e tutela pubblica (dalla scuola alla salute e alla previdenza), distrugge i mercati interni, trasforma l’economia in speculazione finanziaria.
Da quando esiste il G20, ossia quasi 20 anni, l’indebitamento globale mondiale è aumentato a dismisura (più 74 per cento dal 2008 a oggi) e la volatilità finanziaria colpisce le economie più fragili, che sono anche le più aperte dal punto di vista del mercato dei capitali e quindi le più sensibili alle speculazioni.
Il multilateralismo nel libero commercio è in crisi a livello internazionale, come testimoniano i modesti risultati – praticamente un nulla di fatto – del vertice del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, tenutosi sempre a Buenos Aires, quasi un anno fa.
Sul piano politico le cose non vanno meglio: Donald Trump ha annullato l’incontro con Vladimir Putin a causa delle tensioni tra Russia e Ucraina e ha chiuso alla possibilità di un accordo con la Cina sulla questione dei dazi.
Per il presidente argentino Mauricio Macri, che con tanto entusiasmo aveva candidato Buenos Aires come sede del vertice, l’evento rischia di trasformarsi in un boomerang. All’epoca aveva immaginato uno scenario mondiale diverso, con Hillary Clinton alla presidenza degli Usa e un clima favorevole all’apertura dei mercati e alla deregulation commerciale. In questo contesto, l’America Latina di fatto non riesce a presentarsi come soggetto politico, con il neopresidente del Messico Andrés Manuel López Obrador assente, perché proprio in questi inizia il suo mandato, e il Brasile in mano a un militare fanatico religioso che fa paura persino alla destra.
Anche come semplice maestro di cerimonia, la figura di Macri appare sinistra, con l’Argentina sprofondata nella crisi economica: la recessione per quest’anno ha fatto cadere l’economia del 2,6 per cento, con oltre 100mila posti di lavoro perduti e quasi 30mila milioni di dollari di riserve bruciati durante la crisi cambiaria.
Nella capitale è in corso una manifestazione per dire no ai trattati di libero commercio, ma soprattutto alle politiche del governo Macri: tagli a sanità, scuola e pensioni, precarietà lavorativa, indebitamento del paese a livelli superiori al 200. Si prevedono scontri.
Alle 10,30 di stamattina, si è verificata una scossa di terremoto di magnitudo 3,8, con epicentro a 32 km a sud della capitale. È stata avvertita a Buenos Aires, nell’hinterland e nella città di La Plata. È una delle aree meno sismiche del pianeta, tanto che subito si è pensato a un’esplosione.
Ma ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha ricevuto il dottorato honoris causa alla facoltà di Scienze economiche dell’Università di Buenos Aires e successivamente ha tenuto una lectio magistralis. Insomma, va tutto bene.