IL BELLO E’ CHE IN GALERA POI CI FINISCE TRAINI, NON SALVINI

DI MARCO GIACOSA

«Io sto con [nome a caso di uccisore di ladro]», però poi in tribunale ci finisce chi ha ucciso il ladro, non Salvini; e neppure la sera a prender sonno c’è Salvini, ma la coscienza dell’assassino.

Lui è per le persone «perbene», però secondo lui per essere «perbene» uno deve essere italiano oppure uno straniero che si è distinto nell’imprenditoria o nello sport. L’italiano disoccupato è la vittima, lo straniero disoccupato è il colpevole. Gli stronzi sono stronzi per ius soli: se sei nato in Italia, non sei stronzo. Se sei nato all’estero, per non non essere stronzo devi essere ricco.

Così il primo Traini che passa spara ai neri, poi però in galera ci finisce Traini, non Salvini; e neppure la sera, o nei successivi giorni della sua vita, a fare i conti con quel giorno di fuoco, c’è il primo Traini che passa, non Salvini.

Dice ai cittadini di allarmarsi, anziché di rimanere tranquilli, cosa che peraltro dovrebbe essere facile quando il proprio ministero diffonde dati ottimistici, brillanti, che dovrebbero essere un vanto: lui no, lui smentisce i suoi (qui > https://goo.gl/pv1feU quanto accaduto ad agosto).

Battezza invece un decreto legando il nome “sicurezza” alla presenza degli stranieri, che peggiorerà la vita degli stranieri e degli italiani, siccome è evidente che manderà nella zona grigionera della delinquenza migliaia di persone che chiedono regolarità, di vita, di lavoro, di affetti, oltreché di documenti.

E tutto questo, pozione dolciastra che nasconde il veleno letale, incredibilmente piace.