LEGITTIMA DIFESA

DI MARIO RIGLI

 

Erano rimasti soli mio babbo e mia mamma, noi figli eravamo con le nostre famiglie. Io per la verità ero solo dopo la separazione e abbastanza spesso ero con loro. D’estate mio babbo, insofferente del caldo teneva sempre le finestre aperte e spesso anche la porta. Una volta dopo aver mangiato da solo, ed ormai era la sua condizione normale, la mamma non si muoveva da letto e si batteva strenuamente e con sofferenza con quel mostro che la stava lacerando e divorando dentro. Si alzò senza neppure sparecchiare per mettersi a vedere la televisione in salotto. Quando vide un tipo seduto sul suo divano di velluto verde, cacciò un urlo. La persona si spaventò e urtandolo fuggì dalla porta spalancata. Ci telefonò subito ed io e Massimo ci precipitammo a casa.
– Ti ha preso nulla? Babbo? –
– No. Niente.-
– Ti ha minacciato? –
– No.
Mi stabilii a casa per qualche giorno. Continuavo a lasciare aperte porte e finestre e mangiavo con mio babbo sempre con gli orecchi dritti, fino a che qualche giorno dopo, non sentii dei passi lievi.
– Hai portato il fucile? – mi disse mio babbo sotto voce.
– Si- gli risposi, ma non era assolutamente vero.
– Buonasera. Gli dissi.
L’individuo stava per scappare ma io lo tenni seduto. Mi misi seduto accanto a lui. Alla televisione davano il telegiornale regionale.
Era nordafricano. Poi seppi che abitava ad Agadir. I suoi nonni erano morti nel famoso devastante terremoto di molti anni fa. Era qua solo e aveva la famiglia in Marocco. Non ricordo come si chiamava, ma Ahmed o Mohammed, o Ibrahim è lo stesso.
Chiamai mio babbo. Si sedette anche lui e cominciò a parlare con il marocchino, naturalmente di calcio.
Ahmed o Mohammed o Ibrahim da quel giorno veniva tutti i giorni a trovare mio babbo e a parlare con lui.
Mio babbo vide le fotografie dei suoi figli e della sua casa. Qualche volta è venuto anche a pranzare con lui fino a quando non si trasferì in un altro paese del Valdarno.
Mio padre morì prima della mia mamma, solo qualche giorno prima.
Ma Mohammed o Ahmed o Ibrahim era al funerale e anche lui volle portare, per un po’, la bara sulle spalle.