3.200.000,00 caffè

DI PAOLO VARESE

Una recente indagine che parlava dei 3.200.000,00 dipendenti pubblici italiani, da molti cittadini giudicati inefficienti, ha evidenziato che solamente il 27% degli statali ha meno di 45 anni. Quindi ciò significa che l’esercito dello Stato è un esercito anziano, senza dubbio stanco, poco pagato. Un insieme eterogeneo di persone a disposizione degli umori della politica e della cittadinanza, tra chi riesce ad essere tra i pochi eletti dallo stipendio stellare e chi invece campa con neanche 1.000,00 euro al mese. Tra chi deve far fronte a richieste impossibili in lingue sconosciute e chi si limita a dire buonasera dottore quando timbra il cartellino in uscita. Tra quanti possono e devono contare sul collega fratello sorella che hanno accanto spegnendo un fuoco oppure arrestando un criminale, e quelli invece che con i criminali vanno a braccetto. Eppure saltuariamente escono servizi spietati sui caffè dei dipendenti pubblici, su quelle uscite di nascosto da uffici e sedi di lavoro che rosicchiano tempo e quindi soldi dello stipendio dalle casse dello Stato. Già, un problema micidiale quello dei caffè, dell’andare a fare colazione mentre il resto del paese gira, facendo funzionare la macchina. Sembra quasi, ascoltando questi mirabolanti articoli al servizio della comunità, che sia colpa dei dipendenti caffeinomani o tabagisti, che poi se sono entrambi il tempo rubato raddoppia, se le casse italiane sono in dissesto. Un paese sull’orlo del baratro economico, sociale, con il territorio divorato dal cemento e squassato dai terremoti, con inquinamento ambientale e morale ai massimi livelli, in rovina per colpa dei dipendenti furbetti che non timbrano il cartellino quando fanno una pausa. Le altre cause non vengono considerate, anzi, spesso non vengono considerate nemmeno le denunce degli sperperi milionari. 3.200.000,00 caffè corrispondono ai 3.200.000,00 di euro pagati per l’affitto della sede dismessa dell’Agenzia delle Entrate, a Roma. Eh si, tutti quei caffè corrispondono a quanto è costato fino ad oggi ciò che è stato pagato per non fruire di un immobile, poiché l’Agenzia delle Entrate ha trasferito i suoi uffici in una zona diversa, ovviamente pagando nuove locazioni. Il motivo dello spostamento risiede nella solita inadeguatezza degli spazi, nella necessità di migliorare i servizi offerti, insomma, tutte quelle motivazioni a cui solitamente non crede nessuno, ogni qualvolta la spesa pubblica viene aumentata con decisioni unilaterali, o quasi. Comunque, andando oltre le parole e le giustificazioni, ciò che conta è sapere che in Italia si spendono soldi, molti soldi, inutilmente. Si buttano proprio questi soldi, a volte mantenendo in piedi contratti capestro che in altri frangenti portebbero ad uno scintillio di manette. Eppure, nonostante lo spreco, nessuno si lamenta. È pur vero che sono pochi gli articoli della stampa che pubblicizzano queste vergogne, mentre un certo accanimento terapeutico si nota proprio nei confronti dei dipendenti evasori di timbratura. In un romanzo di fanta politica si ipotizzerebbe una rete di società con le mani in pasta in ogni settore, da quello immobiliare a quello dei media, dove viene deciso di distrarre l’opinione pubblica con articoli che, a rotazione, spari contro un esercito senza generali, per non far conoscere le situazioni di reale divasanzo, sia economico che morale. Ma nella realtà non potrebbe mai accadere qualcosa del genere, perchè viviamo in un mondo dove la disonestà viene punita mettendo rilevatori di impronte digitali per impedire l’uso di cartellini identificativi altrui, pagando appalti per montaggio e noleggio dei macchinari che superano di gran lunga i benefici delle improvvisate fughe per un caffè. Nella realtà i dipendenti pubblici vengono ruotati di incarico per impedire che qualcuno di loro possa macchiarsi di corruzione, poi che importa se in realtà un corrotto lo è dovunque e quindi basterebbe una certezza della pena, per corrotti e corruttori, in alto quanto in basso, per scoraggiare pratiche illegali. Poco importa che alcuni compromessi avvengano in sedi dove la rotazione è data dalle elezioni ed in ambiti in cui il controllo diventa difficile se non si è un magistrato. L’Italia è una nave da troppo tempo alimentata a buona volontà e condotta da capitani scoraggianti, eppure si tende a cercare di screditare chi rema nonosrante tutto, nonostante si voglia andare controvento per incapacità conclamata. Diamo la colpa a quei tre milioni di caffè, approntiamo sistemi di sicurezza fantascientifici per non dover subire questo ladrocinio, almeno avremo un colpevole fantoccio da bruciare in piazza, così che il fumo non consenta di vedere cosa succede dove siede chi comanda.