BOHEMIAN RHAPSODY. E’ USCITO IL BEL FILM SUI QUEEN

DI MATTEO MARCHETTI

Basta pipponi, parliamo di cose serie:
BOHEMIAN RHAPSODY.

Un film che si incaricava di raccontare la cosa più vicina a un Dio mai salita su un palcoscenico. E lo fa. Ma – come dire – evita di raccontarla. Più che altro ce la mostra, evitando tutti quei momenti da biopic in cui qualcuno (i genitori, i compagni di scuola o di band, la società) cerca di mettere i bastoni tra le ruote al geniale protagonista: qui lo amano tutti da subito.

Conquista la sua fidanzata con uno sguardo. Rapisce Brian May e Roger Taylor con un solo vocalizzo. Suona in un pub (un pub dei primi anni Settanta!) muovendosi “da” Freddie senza esserlo, ma tutti lo amano da subito. Sperimenta tantissimo in studio, e tutti si limitano a dargli del genio. Si caccia in un tunnel fatto di droga, festini ed eccessi, ma gli bastano una bella chiacchierata per decidere di uscirne. Abbandona la sua band ma poi basta un sorriso per rimetterla in piedi. Ogni fase di scrittura è solo: ho un’idea, è un capolavoro, la registro, è tutto bellissimo, ci amiamo.

Ora, che i Queen fossero una band straordinariamente unita, un vero “collettivo”, è cosa risaputa. Che vivano nel costante ricordo del Divino toccatogli in sorte, altrettanto. E quindi, ma lo sapete che c’è? Daje. Francamente, non sentivo il bisogno di un film che ci raccontasse i lati oscuri di Freddie. Non volevo vederlo sofferente per la malattia, o triste perché lo discriminavano. Il film ricorda la sua musica: sempre al massimo, ricco, colorato. Anche eccessivo (in certi momenti aspetti solo che parta “God save the Queen”), se vogliamo. Ci sono anche diverse inesattezze, principalmente sui tempi (la malattia, la “pausa” dal gruppo…). Ma è giusto così. Spazio alla musica, e addio a tutti. E che bello. Che bello.

Un film stupendo. Non cinematograficamente parlando, ma non era tanto importante.

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