FIORE DI FINOCCHIO

DI NEDO BRONZI

I fiori e le scarpe erano la mia passione. Ai tacchi poi non sapevo resistere. Per il mio compleanno i nonni mi avevano dato un po’ di soldi così avrei potuto comprare qualcosa ai bei negozi del Centro Commerciale. Quel pomeriggio dissi alla mamma che andavo a studiare in biblioteca invece le luci sfavillanti delle gallerie di negozi mi accolsero. Gli addobbi natalizi donavano magia alle vetrine. Entrai nel mio negozio preferito. Girai forse per due ore, guardai attentamente tutti gli abiti, le camicette e naturalmente le scarpe. Finalmente decisi, un bella gonna, naturalmente con fiori, e una camicetta fantastica. Tutto sul verde. Le scarpe non avevano i tacchi altissimi ma mi piacevano molto. Pagai e corsi nei bagni del centro, per indossarli. Un lieve tocco di trucco e uscii veloce. Passeggiai per un’altra ora, guardando il mio riflesso sulle vetrine. Mi sentivo felice, ma a casa dovevo tornare senza far vedere gli acquisti. Mi cambiai e misi tutto nello zaino, dopo avrei nascosto gli acquisti nell’armadio. Arrivai a casa in ritardo era già ora di cena, salutai a malapena e  mi misi a tavola. Il clima era pesantissimo. “Da dove arrivi” urló mio padre. “Dalla biblioteca” tentai di rispondere. Lo schiaffo arrivò secco, forte, improvviso, devastante. “Vai a toglierti quel trucco e non farti vedere” gridó ancora. Mi alzai con la guancia infiammata mentre mia madre piangeva sommessamente. Mi chiusi in camera e ne uscii solo per andare a scuola. Quella mattina andavo volentieri, c’era la  mia prof preferita avremmo parlato di educazione sessuale e diversità. Con delicatezza come sapeva fare lei, come l’anno scorso. Arrivò l’ultima ora, lei entrò e aprì il registro. Chiamò inaspettatamente il mio nome: “Mario Baldini”,  “Si” risposi titubante “Mario mi spiace ma in base alla nuova circolare del Ministero dell’Istruzione i tuoi genitori non hanno dato il consenso per la tua partecipazione a questa lezione, mi spiace ma puoi uscire anticipatamente”. Presi i libri come un’automa mentre le lacrime iniziavano a scendermi lentamente. Mentre uscivo riuscì ha sentire il solito sberleffo dei miei compagni dell’ultimo banco: “addio fiore di finocchio”. Uscii fuori ma non presi l’autobus che mi avrebbe portato a casa. Camminai per ore, nella periferia più lontana. Poi lungo il fiume e infine salii sul ponte. Il telefono squillò sullo schermo apparve “mamma”, era la sesta telefonata. Me lo misi in tasca che suonava sempre. Che strano mentre cadevo giù mi venne in mente l’emozione che provai quando feci il primo tuffo dal trampolino di cinque metri. Poi finalmente tutto finì.