LEGGE SALVINI. A GRANDI PASSI VERSO LA DERIVA AUTORITARIA

DI EMILIANO RUBBI


Del padre di Di Maio e dei suoi problemi con la legge, in tutta sincerità, non me ne frega assolutamente nulla.

Zero, niente di niente.
Come non me n’è mai fregato niente del padre di Renzi e di quello della Boschi.

A me interessa quello che fanno i figli.
E quello che ha fatto Di Maio, proprio ieri, è stato dare il via libera per approvare la Legge Salvini.

Una legge che cancella la protezione umanitaria, taglia gli SPRAR limitandone l’utilizzo ai rifugiati politici, taglia la formazione professionale, i corsi di italiano, i mediatori culturali e via dicendo.

Una legge che, è stato calcolato, da qui a due anni creerà CENTOMILA nuovi irregolari (I CLANDESTINI che spaventano tanto i leghisti), perché tutti quelli che adesso hanno ricevuto il permesso di soggiorno grazie alla protezione umanitaria non potranno rinnovarlo e diventeranno irregolari.

Ma non saranno rimpatriati, perché non ci sono i fondi per farlo e mancano gli accordi con i paesi di provenienza.
Resteranno tutti qui senza diritti, senza tutele, senza la possibilità di lavorare in regola e senza un euro in tasca.
Sta già succedendo, con parecchi titolari di protezione umanitaria che, dal giorno alla notte, si sono trovati di colpo senza un tetto sulla testa.

Tutto questo porterà il paese verso una nuova ondata di criminalità (perché se uno non ha diritti può fare solo due cose: lavorare in nero o delinquere).
Sarà una catastrofe umanitaria e sociale di proporzioni enormi.

E Salvini, a quel punto, potrà dire ai suoi elettori: “Visto? Gli africani sono tutti criminali, serve pugno duro” e potrà scrivere altre leggi sempre più fasciste e repressive.

Sta gettando le basi per creare un nuovo, enorme, disagio sociale, per poi potersi proporre come “l’uomo forte che può risolverlo”.
Sta creando il problema per poi fingere di essere “la soluzione”.

Al tempo stesso, il segretario padano fa fare marcia indietro al governo per quanto riguarda il Global Compact dell’Onu.
Un accordo non vincolante che si occupa di proporre programmi di sviluppo per i paesi poveri, di dare linee guida per la lotta alla xenofobia e allo sfruttamento, di potenziare i sistemi di integrazione, di coordinare la guerra al traffico di esseri umani, di fare assistenza umanitaria.
Si voterà in parlamento, perché nessuno vuole prendersi la responsabilità di firmare una cosa tanto divisiva, figuriamoci.
“Aiutiamoli a casa loro” è una cosa che si dice, ma nessuno ci crede davvero, ci mancherebbe altro.

E in tutto questo, il M5S accetta passivamente il ruolo di “complice”, in cambio di quegli stramaledetti trenta denari che serviranno a Di Maio per poter dire di aver ottenuto il reddito di cittadinanza.

Quel reddito di cittadinanza per cui, prima delle elezioni, lo stesso Di Maio diceva di aver “già trovato i soldi”, bastava solo tagliare degli sprechi.
Ma i soldi non c’erano, era solo una ridicola bugia, e ora, per mantenere quella assurda promessa, ci stiamo indebitando e corriamo il rischio di una sanzione esemplare da parte dell’UE e di ricevere un’altra bocciatura da parte dei mercati, che porterà ad un’inevitabile recessione.
E tutto ciò non per produrre lavoro o occupazione, ma per soddisfare temporaneamente l’elettorato dei 5 stelle, prima del tracollo.

Non me ne frega assolutamente niente del padre di Di Maio.

Stiamo distruggendo le vite di decine di migliaia di esseri umani, in questo momento, e stiamo gettando le basi per un’ulteriore deriva autoritaria nei prossimi anni, nel silenzio generale.
E i 5 stelle sono gli utili idioti che stanno permettendo a Salvini di farlo, ben sapendo che uno strappo porterebbe a nuove elezioni, dove lui vincerebbe e loro perderebbero.

La Legge Salvini costituisce uno spartiacque, siamo ufficialmente entrati nell’ennesimo periodo nero della storia del nostro paese.

Tutto quello che sta costruendo questo governo infame e fascista, in futuro dovrà essere raso al suolo, distrutto, cancellato.

E poi dovremo passarci il sale sopra, perché stavolta non possa più nascere o crescere niente da qui.

Quello che serve, ora, è una nuova resistenza.