OLTRE L’ORRORE. IL CATECHISTA CHE ABUSAVA DI UN BAMBINO DI 3 ANNI

DI CLAUDIA PEPE

Abbiamo commemorato la giornata sulla violenza delle donne, le giornate di lutto, giornate che non hanno un senso se non si prosegue la lotta attraverso la politica, e le nostre manifestazioni. Ma nessuno mai vuole celebrare una giornata per tutti quei bambini abusati da uomini di “fede”, da padri malati, da branchi di bulli che ammazzano psicologicamente, moralmente e qualche volta fisicamente ragazzini innocenti. I bambini, quelli che noi regaliamo agli oratori, ai parchi gioco, a padrini in una festa di famiglia. Per loro non c’è una giornata di dolore. Per loro rimane una vita di prigioni, in cui la chiave è stata buttata in una stanza buia dove i fantasmi danzavano nell’orgia della disperazione. Nessuno, quel nessuno che è diventata la loro follia, li accompagna in un percorso di assistenza, di supporto, di terapia antalgica. Perché si vergognano e tante volte non denunciano, non denunciano i sacerdoti che la domenica somministrano loro la comunione e li confessano, non denunciano i loro parenti per non screditare la loro famiglia, non denunciano i bulli che li sodomizzano perché hanno paura che risucceda. Bambini che cresceranno e probabilmente ripeteranno la loro follia su altri bambini. Perché la loro alienazione non li abbandonerà mai. Saranno sempre ingabbiati nelle loro celle senza avere la chiave giusta per vivere, per respirare aria che non sa di incenso aria di abiti della festa, aria di una giovinezza lasciata nelle biciclette appoggiate ad un muretto troppo vicino al loro viso.
È accaduto e accadrà sempre se non mettiamo fine a questa marea di lacrime che piangiamo tutti.
Lui si chiama Jacop Robert Lee Hazlett, 28enne volontario alla NewSpring Church di North Charleston, nello stato della Carolina del Sud, e tutti avevano fiducia in lui. Come gli assassini a cui cedi i tuoi figli. Tanto sono brave e persone tranquille. Aveva un gruppo di bambini dai 3 ai 5 anni. Ma questa persona non si accontentava di assisterli. No, portava di nascosto anche bambini di 3 anni nei locali della chiesa, quelli più nascosti, quelli dove il sole non illumina, dove le sbarre sono sprangate dall’odio e dal disprezzo, e abusava di loro. E non prendiamoci in giro, abusare vuol dire stuprare, vuol dire levare i sogni a questi fanciulli, a chiudere loro gli occhi e raccogliere le loro lacrime per gustarsele mentre quella veste si richiude nello spregio dell’innocenza. Ma per una volta una fata blu lo ha fatto sorprendere dalle telecamere di sorveglianza a praticare atti sessuali su un piccolo di 3 anni affidato alle sue cure. Secondo l’accusa, il volontario ha portato il bambino in un bagno della chiesa e qui ha praticato sesso orale su di lui dopo averlo denudato. L’atto è stato catturato da una telecamera posizionata fuori dal bagno di cui il 28enne non sapeva nulla. (Fonte Fanpage.it)
Un bimbo che potrebbe essere nostro figlio costretto a fare sesso orale è una bestemmia che non si può perdonare, che non si può dimenticare e tanto meno assolvere.
L’uomo è stato denunciato e arrestato dalla polizia locale ed ora deve rispondere del reato di condotta sessuale criminale di primo grado con un minore. Se condannato rischia da un minimo di 25 anni di carcere all’ergastolo e, secondo la legge locale, non potrà beneficiare di alcuna libertà condizionale o sconto di pena. Un portavoce della chiesa locale coinvolta si è scusato per l’accaduto assicurando che non c’erano telecamere nei bagni della chiesa ma all’esterno da dove sono riuscite catturare quanto avveniva dentro perché la porta era aperta. Sono stati gli stessi funzionari della chiesa, rivendendo le immagini, il lunedì successivo al fatto, a scoprire l’accaduto e a denunciare il 28enne alle autorità. (Fonte Fanpage.it)

Noi non vogliamo scuse dalla Chiesa proprio in questo periodo dove si allestiscono presepi, la nascita di un Gesù che amava i bambini, che assolveva i ladroni e le prostitute. Anche Gesù e tutti gli Dei non perdonavano i delitti sui bambini. E noi madri e padri di questi figli snaturati dal mondo della gioia, trasfigurati in apparenze, in figure immobili nello loro spasticità non avremmo mai la nostra giustizia. Perché i nostri figli vivranno la morte per sempre scontando la loro vita sperando di trovare la chiave per uscire dalle loro gabbie.