DDL VACCINI: L’OBBLIGO E L’EMERGENZA

Sopprimere gli obblighi di vaccinazione per i minori e i relativi adempimenti come requisito per l’iscrizione scolastica, affidando al Piano nazionale di prevenzione vaccinale (Pnpv) l’individuazione e l’aggiornamento periodico degli “standard minimi di qualità delle attività vaccinali” e gli “obiettivi da raggiungere su tutto il territorio nazionale”: questa in estrema sintesi la novità del disegno di legge presentato durante l’estate. Rimane salva, comunque, l’ipotesi di adozione di piani straordinari, che comportano “l’obbligo di effettuazione di una o più vaccinazioni per determinate coorti di nascita o per gli esercenti le professioni sanitarie” e viene introdotta la possibilità di tutelare i non vaccinabili in “apposite classi”. Il testo, oggetto di confronto in commissione al Senato, rimette in discussione il cardine della legge Lorenzin, che stabiliva l’obbligatorietà della vaccinazione per altro partendo proprio dalla situazione di generale disaffezione ai vaccini e dal conseguente riemergere dei problemi legati al calo delle coperture. La legge reintroduceva la mora dell’impossibilità di iscriversi alla scuola (per quella dell’infanzia), e della pena pecuniaria per gli ordini superiori. Un’obbligatorietà, diciamo “civica”, che comunque c’era già stata per alcuni vaccini. Ne parliamo con Angela Chillè, rappresentante della web community IoVaccino, che ha partecipato alle audizioni in Senato.
Ecco Angela partiamo da qui dal meraviglioso concetto di obbligo…

“Partirei da una considerazione di fondo: nessuno è felice di aver avuto necessità della legge Lorenzin, perché un paese che ha bisogno di obbligare i genitori a fare una cosa tanto sensata, come proteggere i propri figli da malattie pericolose, racconta una società che ha perso il contatto con la realtà. Molti anni fa, l’obbligo aveva anche un risvolto identitario: garantiva l’accesso universale e gratuito alla vaccinazione; erano gli anni Trenta e l’obbligo voleva dire mettere chiunque nella condizione di tenere i figli al riparo da veri e propri flagelli dell’umanità. L’obbligo di vaccinazione ha contribuito a rendere l’Italia il paese con uno dei più bassi tassi di mortalità infantile al mondo: ora dovremmo avere la maturità per farne a meno, invece siamo stati costretti a estenderlo e rinforzarlo. La legge Lorenzin non è perfetta ma sta portando buoni risultati. Il DDL 770 avrebbe l’ambizione di riformare una materia complessa ma si traduce in un tentativo goffo e attrezzato rapidamente, più a fini elettorali che non per offrire ai cittadini una migliore leva di sanità pubblica”.

Parliamone: dal PNPV ai vaccini monovalenti, alle apposite classi per bambini non vaccinabili, bambini che magari verrebbero spostati con l’insorgenza malattie e contestualmente con i prevedibili problemi di ordine psicologico.

“Esatto. La criticità maggiore dell’attuale testo – come sottolineato da praticamente tutti quelli che se ne stanno interessando – è rappresentata dall’articolo 5, quello degli interventi in caso di emergenza”.

Che per altro per i relatori della legge sembra essere la concessione alla responsabilità.

“Il paradosso è fondare l’impianto normativo sulla previsione di emergenze sanitarie, che le vaccinazioni servono proprio a evitare; in aggiunta, i “significativi scostamenti” dagli obiettivi di copertura che farebbero scattare i piani straordinari di intervento sono un’ipotesi vaga, non quantificata. Ma la commissione Sanità sta riflettendo sul punto. Mi auguro che saranno elaborati i necessari emendamenti.
Fallimentare poi è la previsione di interventi differenziati su base locale: più vasti sono i territori di applicazione più certo il risultato, non è un caso che l’OMS proponga un piano globale per l’eradicazione di morbillo e rosolia”.

Il DDL parla di adesione consapevole dei cittadini…

“Ma per raggiungere lo scopo occorre prima di tutto una legge di facile attuazione. Anche in questa prospettiva, il testo ha delle ambizioni che si scontrano con la realtà e le risorse oggi a disposizione. L’anagrafe nazionale è essenziale e va realizzata ma è un lavoro lungo e complesso e il DDL sembra non tenerne conto.
Poi ci sono altre perplessità, come l’eventuale introduzione dell’obbligo lasciata all’iniziativa politica: una previsione esposta a variabili che di scientifico non hanno nulla. E sembra si voglia ragionare al contrario: stabilire regole a priori per attuare ciò che ancora neanche definito.
Il DDL prevede il coinvolgimento dello stabilimento farmaceutico militare con un riferimento alla produzione di “vaccini eventualmente non disponibili”: oltre alla difficoltà di immaginare linee di produzione inesistenti, è chiara l’intenzione di assecondare l’irrazionale richiesta di vaccini monocomponente, baluardo degli attivisti per la “libera scelta”. Ma è un’ipotesi da non tenere nella minima considerazione: dei vaccini multivalenti sono ampiamente dimostrate l’efficacia e la sicurezza, anche nel caso di utilizzo su soggetti già immuni a una delle componenti. Non esiste nessuna ragione per dotarsi autonomamente di formulazioni diverse, caricandone i costi sulla collettività. Quella a cui alcuni pensano come a una garanzia di sicurezza è solo una paradossale moltiplicazione delle tanto temute sostanze adiuvanti e una volontaria esposizione dei bambini a un numero maggiore di iniezioni e sedute, con l’evidente rischio di complicare anche l’adesione delle famiglie alle chiamate dei centri vaccinali”.