GILET GIALLI, A PARIGI AVANZA LA VIOLENZA

DI CLAUDIA SABA

Parigi è in fiamme.
Una giornata intera di battaglie in questo terzo sabato di protesta dei “gilet gialli”, diventata un vero e proprio bollettino di guerra.
La protesta è degenerata quando tra le fila dei manifestanti si sono infiltrati gruppi di estrema destra.
Lo testimonia su Twitter, una foto del giornalista Sylvain Chazot in cui sullo sfondo di un vessillo nero appare una croce celtica.
Oltre 80 i feriti tra cui 14 agenti.
200 le persone arrestate.
I manifestanti hanno appiccato il fuoco in tutta la città e bruciato diverse auto della polizia.
A fuoco anche un intero edificio, alcune banche e l’ufficio postale.
Negozi, ristoranti chiusi e tutte le strade circostanti gli Champs-Elysees bloccate. I pensionati si sono riversati nelle piccole aree urbane e i manifestanti hanno chiuso i caselli autostradali e murato l’ingresso agli uffici delle imposte.
Oltre 75.000, in tutto il paese, le persone scese in piazza con uno striscione giallo e rosso recante la scritta: “Macron, smettila di prenderci per idioti!”
Il movimento dei Gilet gialli è nato sui social media nel mese di ottobre con lo scopo di opporsi all’aumento della tassa sui carburanti.
In poco tempo si è trasformato in una protesta sempre più ampia contro Macron accusato di non fare abbastanza contro l’innalzamento del costo della vita.
Macron ha cercato di calmare le tensioni, proponendo un dialogo nazionale e piccoli interventi per rallentare l’impatto dell’incremento fiscale, ma è rimasto fermo sull’aumento della tassa sui carburanti.
I manifestanti, non sono rimasti convinti dal discorso di Macron.
“Vogliamo riavere la nostra dignità e vogliamo essere in grado di vivere il nostro lavoro, il che non è assolutamente il caso oggi”, aveva detto Jason Herbert venerdì dopo aver discusso con il primo ministro Edouard Philippe.
“Per due settimane abbiamo cercato di farci sentire, ma nulla è cambiato”, ha detto Gaetan Kerr, un manifestante della regione dell’Yonne, vicino agli Champs-Elysees. Macron dovrà ascoltare, altrimenti andrà sempre peggio”.
Secondo quanto riferisce l’emittente BfmTv, i Gilet gialli hanno lanciato anche una petizione con cui chiedono la destituzione del presidente Emmanuel Macron.
La protesta è arrivata fino a Bruxelles dove ieri ci sono stati scontri e disordini a due passi dalle istituzioni Ue.
Ma le rivendicazioni dei “giubbotti gialli” vanno ben oltre i prezzi del carburante. Ciò che chiedono è l’aumento del reddito minimo a 1300 euro netti, il ritorno al pensionamento a 60 anni e l’abbandono della ritenuta d’acconto. E soprattutto, nuove misure sociali.
Alcune delle loro più importanti richieste sono: vietare le pensioni sotto i 1200 euro, proteggere l’industria francese proibendo il trasferimento all’estero.
Limitare ulteriormente il numero di contratti a tempo determinato per le grandi aziende e più tempi indeterminati.
Chiedono la fine della politica di austerità, un salario massimo fissato a 15.000 euro e risorse per la psichiatria.
Il ritorno a un termine di 7 anni per il Presidente della Repubblica e la fine delle indennità presidenziali a vita.
Richieste avanzate un po’ ovunque tra i paesi facenti parte dell’Unione europea che solo in Francia, per ora, ha raggiunto livelli così aspri.