STORIE DI ORDINARIA FOLLIA: PICCHIATO SUL TRENO DA TRE GIOVANI ITALIANI

DI MARINA NERI

Picchiato sul treno per avere rimproverato un gruppo di ragazzi che, sdraiati scompostamente, occupavano i sedili mentre i vagoni erano stracolmi di viaggiatori. E’ accaduto ieri, lungo la tratta ferroviaria Lecco_ Milano. In Italia, cosi’ come italiani sono i giovani accusati del reato di lesioni gravi nei confronti di un uomo di cinquantacinque anni.

Venticinque, ventitre’, diciotto anni, sdraiati scompostamente mentre l’umanita’ variegata su un treno stracolmo, cerca invano un posto per viaggiare in maniera amena.

Una richiesta, probabilmente una istanza cortese. Poi, ancora probabilmente essendo essenziale il dubitativo ai fini, un giorno, per la difesa dei giovani, una risposta sgarbata.

Un alterco che inizia. Un uomo a rivendicare un diritto e non a questuare un favore dinanzi a giovani che magari, forse mai svezzati, continuano a pretendere senza riuscire mai a dare.

E la situazione degenera al punto tale che l’uomo viene aggredito dal gruppo, picchiato selvaggiamente dinanzi agli occhi terrorizzati della moglie.

Neppure la vista del sangue che copioso comincia a colare, arresta la selvaggia punizione da comminare ad un uomo che ha avuto l’ ardire di opporsi ad un sopruso.

A salvare l’uomo dall’ aggressione è stato un poliziotto fuori servizio che, accortosi del litigio e poi della furia selvaggia che ne e’conseguita, e’ intervenuto, sedando la lite e chiamando la polizia.

In stazione si e’provveduto poi all’ identificazione, all’arresto dei giovani e al trasporto in ospedale del malcapitato signore.

Italiani. Uomini non ragazzi o adolescenti.

Con piena ” capacita’ giuridica”, nel senso di avere un eta’ che consente di essere in grado di intendere e di volere.

Casi come questo, riscontrabili a iosa nel vivere la quotidianita’ fanno porre degli interrogativi inquietanti e ancor piu’ lo sono le risposte che riusciamo ad ottenere.

Rabbia, frustrazione sembrano essere gli elementi dominanti dell’epoca e fortemente permeanti l’animo dei giovani, senza una visione prospettica del domani.

Spietata la fotografia che ne fa il Censis:” I diciottenni, i ragazzi della Generazione Zero, sembrano semmai una copia conforme dei loro padri e madri. Condividono frustrazioni e debolezze, chiusure e rivendicazioni. Vivono immersi in quella che l’ultimo rapporto dell istituto ha definito :«l’età del rancore, un sentimento che nasce da una condizione strutturale di blocco della mobilità sociale, che nella crisi ha coinvolto anche il ceto medio, oltre ai gruppi collocati nella parte più bassa della piramide sociale».

Ovviamente occorre rifuggire dalle generalizzazioni. Non tutti i ragazzi si sono già arruolati, in una ricerca di senso, fra gang e bandiere di appartenenza che occupano il vuoto lasciato dalla politica, dalla scuola, dalla famiglia e dalla societa’.

Fortunatamente esiste anche un’altra faccia della medaglia che ci regala esempi di gioventu’ capace di slanci, emozioni, partecipazione viva e vitale, vero volano di un Paese che vuole scrollarsi di dosso l’idea di un vecchiume atavico e di un immobilismo che sa di putrido.

E’ il mondo c.d ” adulto” che deve abbandonare ogni paternalismo, perché la favola non puo’ parlare solo della “generazione Zero” dei ragazzi senza futuro e tralasciare gli adulti del Paese e cosa siamo diventati. ” Cosa possiamo offrire ai nostri ragazzi? Non la saggezza della nostra esperienza che e’ unica ed irripetibile, perche’ noi abbiamo visto morire un mondo e nascerne un altro dai confini imprecisi e provvisori; non le nostre cognizioni : crescono con la televisione, i computers, passeggeranno sulla luna, faranno colazione a New York e lo stesso giorno ceneranno a Roma…Noi possiamo offrire alla loro forza un po’ della nostra malinconia, possiamo instillare qualche sospetto alla loro sicurezza e trasmettere il desiderio di conoscere gli altri, di essere vicini, di capirli”( E.Biagi)

E’ ora di farlo con convinzione.

A indurli a credere nelle piccole idee, quelle che danno un senso alla vita e permettono un pulito bilancio finale.

Quello che ci auguriamo possano fare i tre giovani di questa storia metropolitana.