A DESTRA L’ANDALUSIA, PER LA PRIMA VOLTA, GARCIA LORCA SI RIVOLTA NELLA TOMBA

DI ALBERTO TAROZZI

Andalusia, terra di origine di Garcia Lorca che ad essa e ai suoi gitani dedicò alcune sue poesie. Immagine di una tradizione di sinistra che aveva resistito al franchismo. Mi dissero amici andalusi, sul finire degli anni ’70, che alle prime elezioni del post-franchismo la sinistra, seggio per seggio, spesso aveva riprodotto gli stessi successi elettorali e con identiche percentuali, delle ultime elezioni precedenti il franchismo. Con la sua violenza il regime non aveva lasciato tracce, a dispetto del succedersi delle generazioni.

Quello che non era riuscito agli anni del franchismo si realizza oggi. Per la prima volta, nella storia della regione, la sinistra perde la maggioranza. In particolare sono i socialisti, assai più di Podemos e di Izquierda Unida, a registrare un calo che ha le caratteristiche del crollo. Magra consolazione essere il partito col più elevato numero di seggi, se la maggioranza è irraggiungibile e un terzo degli elettori se n’è andato altrove.

Caccia al colpevole. A ciascuno il suo, con l’imbarazzo della scelta. Il leader nazionale, nonché premier, Pedro Sanchez, è sotto tiro son l’accusa di essere stato troppo tenero con gli indipendentisti catalani. E’ contro di lui l’apparato del partito che non gli perdona di avere sconfitto alle primarie Susana Diaz, a sua volta in odore di eccessive concessioni ai Popolari di centro destra. Ma è inutile nascondere che, se per i socialisti in Andalusia è un disastro, sul banco degli accusati non può mancare la leader andalusa che è, guarda caso, proprio la Diaz. Soprattutto viene ritenuta essere una sprovveduta che, fidandosi dei sondaggi, ha condotto con noncuranza la campagna elettorale portando a casa quello che si meritava.

Morale dalla favola, governo di centro destra all’orizzonte, nonostante i Popolari non abbiano certo riportato un successo e i Ciudadanos, (lista civica di centro destra), pur guadagnando, non li abbia superati. E qui arriviamo all’altra novità di queste elezioni. Il boom inatteso di populisti, antifemministi, anti immigrati, statalisti, anti indipendentisti…in una parola della Destra di Vox, ex partitino che perviene ai 12 seggi, partendo da zero, e conquista il ruolo di ago della bilancia. Facciamo un poco di conti: Psoe 33 seggi, Podemos e Izquierda 12, totale 45 seggi, non bastano. Popolari 26 seggi, Ciudadanis 21, totale 47 seggi, neppure bastano, ma se gli sommi i 12 dell’estrema destra fanno 59 e il gioco è fatto. Oltre tutto Vox non sembra euroscettica in misura tale da riscontrare mali di pancia a Bruxelles, ragione per cui nella terra di Garcia Lorca potremmo vedere al governo soggetti politici ben poco lontani dall’ideologia dei suoi carnefici.

Un’altra via d’uscita della sinistra, che a Madrid sembrava praticabile, sembra non portare da nessuna parte.

L’ombra della xenofobia si estende anche sull’Andalusia dalle tradizioni secolari di convivenza tra i praticanti le tre religioni monoteiste. Il Mediterraneo occidentale rappresenta oggi una rotta più frequentata che in passato; sull’altra sponda, proprio di fronte, le enclave spagnole di Ceuta e Melilla in terra marocchina appaiono come un serbatoio denso di minacce per i nemici dei migranti tra Siviglia e Granada. Mentre Garcia Lorca si rivolta nella tomba.