LA SINISTRA, IL PD E IL PELO NELL’UOVO

DI FABIO BALDASSARRI

Considerata la crisi di LeU scoppiata subito dopo il 4 marzo nonostante una pattuglia di eletti in Parlamento, e visto il tentativo velleitario di De Magistris di raccogliere le componenti del PaP che non superarono lo sbarramento neppure presentandosi insieme, mi pare scontato che siano numerosi coloro cui basta il pelo nell’uovo per dire che qualsiasi ipotesi aggregante a sinistra “non gliela fa”.

Il punto è che alcuni partitini, raggruppamenti e formazioni di sinistra, potrebbero contribuire alla creazione di una nuova spinta aggregante, se solo ammettessero che un vero e proprio cambiamento dei rapporti di forza nel Paese ci può essere solo quando si ripristineranno normali condizioni per un rapporto fecondo con coloro che stanno ancora nel Pd o girano dalle sue parti.

Con qualche ragione, lo ammetto, sono in tanti ad essere convinti che ciò non sia possibile. Invece io penso che a un Pd depurato da Renzi e dal renzismo di stretta osservanza (… si faccia il suo partitello, se vuole) basterebbe il minimo sindacale per invertire la rotta: ad esempio uno Zingaretti che vincesse le primarie e segnasse discontinuità nella pur nebulosa campagna congressuale in atto.

Altro non saprei dire se non che, come primo obbiettivo, occorrerebbe contrastare la balorda alleanza M5s-Lega perché più che governare sgovernano il Paese e, soprattutto, ne alterano i valori fondanti della Costituzione. E questo avviene in un mondo in cui, mentre si stanno riposizionando le grandi potenze,  non si sa cosa aspettarci dal rinnovo del’Europarlamento nel 2019.