NANNI MORETTI L’ESCLUSIVA A CALABRESI E I TELEGIORNALI, UNA SCELTA ANTIPATICA A SUO MODO CORRETTA

DI MICHELE ANSELMI

Leggo, su un post Facebook scritto da Teresa Marchesi, che Nanni Moretti a Torino non ha tenuto una conferenza stampa dopo la proiezione in anteprima al festival del suo “Santiago, Italia”. In compenso s’è fatto intervistare dai telegiornali. Se così sono andate le cose, il comportamento di Moretti si conferma corretto. Ha concesso solo un’intervista a Mario Calabresi, direttore di “la Repubblica”, uscita strategicamente proprio il giorno delle tre proiezioni per i giornalisti (Torino, Roma e Milano). Una scelta antipatica, in buona misura discutibile, pure faziosa, ma non ipocrita: infatti, sapendo che i colleghi dei giornali di carta e i loro direttori se la sarebbero presa, ha preferito evitare di parlare con essi, avendo già detto tutto, o quasi, nella chiacchierata pensata per “il Venerdì”. I telegiornali sono un’altra cosa rispetto ai giornali di carta, non sono direttamente concorrenti, e quindi ecco la via libera alle interviste.
Direte: chi se ne frega? Ci sono altri problemi di cui parlare. Naturalmente. Ogni parere è lecito. Ma, se ci pensate un po’, Nanni Moretti, a differenza di illustri colleghi cineasti assai disinvolti nei confronti dei critici e dei giornalisti, spesso detestati ma in fondo utili all’occorrenza, è coerente. In questi ultimi anni non s’è prodotto in favoritismi, ha sempre mostrato i suoi film contemporaneamente a tutti, cronisti ritenuti di serie A e di serie B, senza distinzioni di testate coronate e di copie vendute, e questo è un modo corretto di comportarsi.
Questa volta, secondo me abbandonando una buona consuetudine che lo faceva diverso dagli altri, ha preferito parlare in esclusiva con il direttore di un quotidiano importante, utile a promuovere il suo bel documentario (anche se ci sarebbe da ridire su alcune delle cose che ha detto a Calabresi). Così facendo, s’è risparmiato una conferenza stampa a quel punto inutile; e se non altro non ha offeso i cosiddetti “peones”, tra i quali, naturalmente, si mette il sottoscritto.