CHI DI CALABRIA FERISCE… SALVINI, ELETTO AL SUD, BEFFATO DALLA CONTA DEI VOTI.

DI MARINA NERI

 

 

E giunse il responso della Giunta per le elezioni del Senato, dopo circa otto mesi dal voto, chiamata a pronunciarsi sul ricorso presentato dalla candidata alle elezioni per il Senato, Fulvia Caligiuri, nel collegio plurinominale della Regione Calabria, per la lista di Forza Italia.

All’indomani delle elezioni politiche la Caligiuri, imprenditrice cosentina, aveva presentato ricorso per chiedere il riconteggio dei voti ravvisando una notevole incongruenza fra le operazioni di trascrizione dei verbali ed il calcolo dei voti medesimi nei vari collegi. Questi ultimi superavano di gran lunga i responsi effettivamente verbalizzati.

Circa duemila voti assegnati per errore a Fratelli d’Italia e non alla lista di Forza Italia. Altre anomalie evidenziate nel ricorso, erano ravvisabili nella mancata assegnazione di voti in altri collegi alla lista di Forza Italia. Grazie alla correzione e rettifica effettuata in Giunta per le elezioni del senato, scatterebbe il seggio per la candidata Caligiuri e la conseguente revoca di quello assegnato al senatore Salvini.

Fin qui la cronaca fattuale.
Poi inizia la farsa ed il balletto con il tergiversare tipico di politiclandia.

La Giunta delle elezioni e delle immunita’ parlamentari e’ un organo dello Stato della Repubblica italiana le cui funzioni vanno annoverate
nell’ambito della c d ” verifica dei poteri”.

Detto organo, oltre che valutare le cause di incandidabilita’ e di ineligibilita’, ha il compito di verificare ex post la regolarita’ dell’elezione nella fase successiva alla proclamazione degli eletti. La sua e’ una funzione giurisdizionale che discende direttamente da una prerogativa accordata ai due rami del Parlamento: l’Autodichia.
Detta prerogativa consente ai due rami del Parlamento di risolvere autonomamente le controversie concernenti i rapporti con il loro personale, senza la necessita’ di adire tribunali esterni, attraverso un organismo giurisdizionale interno.

Questo aspetto rientra nella controversa e piu’ volte discussa autonomia giurisdizionale delle Camere.

E’ la stessa Costituzione che con l’art. 66 attribuisce alle stesse la potesta’ di giudicare dei titoli di ammissione dei loro componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilita’ o incompatibilita’.

La Giunta opera come organo giurisdizionale, grazie alla su menzionata riserva di giurisdizione prevista dalla Costituzione, che assegna alle due assemblee, successivamente, il potere di decidere definitivamente.

La funzione della Giunta, quindi, e’ predecisionale o, meglio, sostanzialmente istruttoria. In senso prettamente tecnico,essa prepara il provvedimento sul quale l’ultima parola nel senso della decisione finale spetta all’Aula.
E’ la deliberazione dell’Aula che poi diverra’ atto definitivo con valenza decisoria e giurisdizionale.

L’atto decisorio e’ un provvedimento, quindi, a formazione complessa e solo a conclusione del suo iter, produrra’ i suoi effetti che si estrinsecano nei provvedimenti amministrativi o in quelli giurisdizionali.

Nel caso del Ministro dell’Interno, eletto in Calabria, si e’ ancora nella fase della istruttoria da parte della Giunta per le elezioni del Senato. Solo con la deliberazione dell’Aula si avra’ il provvedimento definitivo.

Ma, ove fosse confermato il parere vincolante della Giunta, ritenuto fondato anche dall’Aula il ricorso presentato da Fulvia Caligiuri, candidata di Forza Italia,collocata al secondo posto nel listino, quale sarebbe lo scenario configurabile?

A Forza Italia verrebbero assegnati due seggi anziche’ uno. Il posto assegnato a Matteo Salvini grazie al riconteggio effettuato da esperti e consulenti, spetterebbe all’imprenditrice cosentina.

La tanto vituperata Calabria, alla fine si vendica del suo denigratore per antonomasia.

Ma, a smorzare i facili entusiasmi giungono i tempi delle procedure.

Nessuna perentorieta’ scandisce i ritmi delle decisioni e del trasferimento in Aula delle istruttorie.

Cosi’ il Ministro continuera’ a governare quale senatore eletto in Calabria e i calabresi dovranno aspettare chissa’ quanto ancora prima di tirare un sospiro di sollievo dinanzi allo scampato pericolo di vedersi cucita per sempre addosso l’onta di avere portato sullo scranno parlamentare il loro piu’ grande ed implacabile detrattore e fustigatore.

Salvini decade? Non decade? Forse decade?

Il gioco delle tre carte in pieno stile gattopardesco: cambiare tutto per non cambiare nulla.

Occorre,infatti, evidenziare che, mentre in passato chi aveva optato per un seggio se perdeva il ricorso perdeva anche la poltrona, oggi non e’ piu’ cosi’ : la nuova legge elettorale, stabilisce una attribuzione automatica dei collegi.

Il potere dimostra sempre di preservare se stesso.

Con una norma inserita nel Rosatellum, attuale legge elettorale, dal precedente governo, infatti, il legislatore ha avuto una trovata geniale.

L’art. 85 prevede che ” il deputato eletto in piu’ collegi plurinominali e’ proclamato nel collegio nel quale la lista cui appartiene, ha ottenuto la minore cifra elettorale percentuale di collegio plurinominale”

Pertanto Salvini che ha dovuto scegliere la circoscrizione in cui la Lega ha ottenuto il quoziente minore, ove l’Aula confermasse il responso della Giunta, non verrebbe dichiarato decaduto ma verrebbe collocato in un altro collegio, quasi certamente nel Lazio a scapito dell’attuale senatrice Cinzia Bonfresco che, ovviamente, vitalizio o non vitalizio, spera in un ribaltamento in Aula della ricostruzione effettuata dalla Giunta per le elezioni.

Un braccio di ferro ideale tra due preghiere contrapposte: quella dei calabresi e quella della senatrice Bonfresco.

Mentre la ruspa del Ministro procede spedita sapendo che, grazie al Rosatellum, nessuna Giunta potra’ tirare il freno di sicurezza e arrestarne la corsa.

Che caos gli ingorghi delle norme italiane!