CONFINDUSTRIA, DELUSISSIMA, BOCCIA LA LEGA. E SALVINI NEL 2019? LUI NON CI SARA’

DI LUCIO GIORDANO

 

Chiedeva di tagliare 4 miliardi alla manovra economica, Vincenzo Boccia ieri, all’Assemblea di Confindustria a Torino. Due miliardi a testa, tra  lega e 5 stelle, per evitare la procedura d’infrazione minacciata dall’Europa. Sembra facile. Quattro miliardi.  Vorrebbe dire  tradire le promesse da marinaio fatte agli elettori  dai due partiti di governo, in campagna elettorale. E poi, per dirla tutta, se il reddito di cittadinanza ha un suo perchè, la riforma delle pensioni, quota cento, al momento  no,  non sono una priorità. I quattro miliardi andrebbero tolti da lì, poche storie.

E pensare che proprio quella di stravolgere la ‘Fornero’ era l’unica mossa propagandistica di Salvini con un costo. Le altre sue promesse elettorali infatti erano, economicamente parlando, a costo zero. Economicamente. Perchè nella realtà, in pochi mesi, Salvini ha distrutto il tessuto sociale del Paese, alimentando un clima d’odio che fa paura: migranti, legittima difesa. Non si salva niente . E quando la Lega si affloscerà presto, dopo una crescita gonfiata con gli estrogeni, toccherà inevitabilmente rimettere mano a tutti i DL firmati da Mattarella, per ritrovare finalmente un po’ di pace nella società italiana.

Chissa’. Mentre con voce veemente e sguardo basso  arringava la folla di confindustria, in pratica l’80 per cento del Pil e dell’export made in Italy, Boccia magari avrà pensato all’errore madornale che hanno fatto i poteri forti italiani ad appoggiare il Carroccio. Delusione, quanta delusione. La stessa che sta provando il popolo della Lega dopo aver votato Salvini il 4 marzo scorso. Questo almeno  era quello che  si stampava con evidenza  negli occhi dei confindustriali ieri mattina nel capoluogo sabaudo. E’ tutto fermo. 25 miliardi di lavori in sospeso. Lo spread che vola, l’Onu che si incazza per i diritti civili negati, i disoccupati che crescono e il pil che arretra. Questo il quadro attuale.  E la colpa sarà anche dei 5 stelle ma la responsabilità maggiore è di sicuro di Salvini, il vero presidente del consiglio di questo governo giallo- verde.

Anche se, e sembra una barzelletta,  adesso che il danno è stato fatto, Di Maio e il segretario della Lega, blandiscono e mandano avanti a trattare con l’Europa Giuseppe Conte, nominalmente il premier di questo esecutivo. Che doveva essere quello del cambiamento e che  in realtà è il governo della paura. Paura per le riforme anti migranti, per quella ipotetica sulla legittima difesa,  paura  di veder assistere ad altri disastri, a dover tirar fuori di tasca nostra altri miliardi per la smania di mettersi muro contro muro con l’Europa, salvo poi fare marcia indietro dopo aver usato toni forti , ai limiti dell’insulto, contro la commissione Ue.

Adesso che sono volati via diversi soldi con una manovra da rivedere completamente, adesso che anche la pace fiscale e lo stralcio delle cartelle esattoriali si stanno rivelando una bufala ( in pratica, a quanto si sa , sarà una semplice  dilazione di pagamento), Boccia fa capire che la pazienza nei confronti di Salvini è al limite. E senza Salvini è chiaro che la Lega tornerebbe alle percentuali di voto del 2013. Ma il diktat della confindustria è così deciso, che la domanda più importante da farsi è: se Boccia e i suoi togliessero l’appoggio alla lega, cosa accadrebbe? Si tornerebbe al voto.

E Salvini? Lui no, lui non ci sarà. I suoi bonus ormai sono esauriti, nonostante la macchina della propaganda che in questi mesi aveva fatto lievitare i consensi al partito del nord. Nonostante l’impegno di Steve Bannon nel consigliare ai leghisti di andare continuamente allo scontro per guadagnare voti. Ma, logica vuole, che  non si può essere costantemente in campagna elettorale. Dai e dai alla fine il popolo ti chiedo il conto. E per Salvini, questo conto,  sarà salatissimo.