IL RURALE NON CAPISCE. E VOTA FASCISTA

DI MASSIMO RIBAUDO

I registi progressisti vanno nelle trasmissioni televisive e fanno tutti la stessa cosa. Guardano esterrefatti i conduttori e si chiedono: “Come è potuto succedere”?
Micheal Moore, Nanni Moretti, gente in gamba, eppure… Vanno da Fazio, vanno da Diego Bianchi e si fanno tutti la stessa domanda. “Ma come siamo arrivati a questa situazione di merda”?

Eppure dovrebbe essere molto semplice comprenderlo. I registi vivono nel mondo globalista. Vanno ai festival internazionali. I film vengono doppiati e girano tutto il mondo. L’80% della popolazione italiana, invece, vive in paesi piccoli. Non vive neppure nel locale, VIVE NEL RURALE. E il rurale non capisce, non ha le categorie mentali per utilizzare le opportunità globali.

Non c’è nulla da fare: il rurale è nostalgico, antimoderno, chiuso, pauroso. Non è sovranista: è reazionario. Reagisce con violenza alle novità che gli fanno chiudere la sua piccola bottega, la sua piccola e ormai inutile attività, il suo piccolo spazio di potere basato sull’ignoranza.

Di fronte a ogni rivoluzione industriale e produttiva c’è un fascismo che si erge a difensore dell’ambito mentale rurale.
Poi, chiaramente perde. Dopo aver fatto molti danni.