IN RICORDO DI ALESSIA E MARTINA. TRA DIECIMILA ROSE BIANCHE, LA LETTERA DELLA MAMMA

DI CLAUDIA SABA

10 mila rose bianche di lana esposte nella piazza di Cisterna.
Al centro, un piccolo cuore rosso.
Anna Bruno, coordinatrice dell’associazione “Latinaknitcrochet”, ha lavorato quasi un anno per organizzare questa manifestazione. Tutti hanno confezionato delle rose bianche con la lana, simbolo di due piccoli angeli.
Alessia e Martina, le due bimbe di 13 e 7 anni uccise dal padre Luigi Capasso che, con la stessa pistola d’ordinanza aveva colpito la mamma, Antonietta Gargiulo, togliendosi poi la vita.
Una tragedia che aveva segnato profondamente il piccolo centro abitato.
Qui tutti si conoscono.
E nonostante siano passati otto mesi da quel giorno, nessuno è riuscito ancora a dimenticare l’ansia e il dolore di quei momenti.
L’evento avrebbe dovuto aver luogo il 25 novembre, nel giorno della manifestazione contro la violenza sulle donne ma la pioggia e il maltempo lo avevano impedito.
E così tutto era stato rimandato a domenica 2 dicembre.
Le rose sono state poi vendute, a cinque euro l’una.
Il ricavato sarà devoluto a progetti scolastici e saranno di supporto per i bambini in difficoltà con vicende di violenza in famiglia.
Ogni giorno è quello giusto per alzare la testa e combattere contro la violenza. E questo giorno lo è senz’altro come tutti gli altri giorni dell’anno.
Le parole di mamma Antonietta, sono racchiuse in una lettera e rimbombano nella piazza coperta di rose bianche.
E diventano monito per chi, allora, non si è fermato ad ascoltare il suo grido di aiuto.
Questo il testo della lettera:

“I have a dream”.
Io ho un sogno, così inizia il suo discorso il 28 agosto del 1963 Martin Luther King con la speranza che un giorno la popolazione di colore potesse avere gli stessi diritti degli altri.
Oggi io dico “I have another dream”, io ho un altro solo.
Il mio sogno è che quello che è successo a me e alle mie figlie non si ripeta mai più, che le donne siano ascoltate dalle autorità e tutelate per non avere più paura. Che nessun bambino debba assistere a violenza e morte in casa sua e in nessun altro posto perché nessuno sotto questo cielo ha diritto sulla vita di un altro. Il mio sogno è che la società intorno sia più sensibile e dia sostegno a chi vive questo dramma, il mio sogno è che ci siano strutture che accolgano donne e bambini che scappano dalla violenza, che ci siano più controlli sistematici e periodici per chi possiede le armi, soprattutto da un punto di vista medico e clinico. Sogno che ci siano più leggi a tutela delle donne e dei bambini in Italia perché la denuncia o un’ordinanza di un giudice non ti difende da chi ha deciso di ucciderti. Questo è il mio sogno, che nella nostra società mai più si verifichino fatti del genere e sognare è per i coraggiosi. La mia vita oggi è un miracolo e per andare avanti di coraggio ce ne vuole tanto. So che le mie figlie mi hanno voluto viva perché credevano in me, nella mia forza e nel mio coraggio, nella mia fede. Loro vivono dentro di me e ora vivono per l’eternità. Vorrei che il loro ricordo durasse per sempre, perché tutti i giorni ognuno possa riflettere sulle scelte che fa, quando si tace, quando ci si gira dall’altra parte, quando ci si lava le mani.
Ogni azione porta una conseguenza.
Noi l’abbiamo pagata troppo cara.
Io, Alessia e Martina credevamo che i sogni potessero prima o poi diventare realtà perché l’amore è più forte, l’amore vince sempre. A presto, Antonietta”.
In questa piazza, non si celebra solo il ricordo di una tragedia.
Si celebra il coraggio, si guarda avanti, si dà una speranza a chi grida aiuto senza essere ascoltato. Forse è solo un sogno ma quando un sogno è così grande, forse non è inverosimile credere che il sogno di Antonietta possa un giorno avverarsi.