QUEL NATALE DEL ’78

DI ALESSANDRO GILIOLI

Doveva essere il Natale del ’78, mi pare. O del 1979.

Era pomeriggio. Verso le 5. Io ero fuori da una cabina telefonica in via Larga a Milano. La cabina era occupata. Ci stava un signore sui 40. Fuori, vicino a me, c’era la sua famiglia. Moglie, due figli abbastanza piccoli. Uno, il più grande, rompeva un po’ le balle al padre mentre quello parlava al telefono. Erano tutti vestiti a festa. Tipo che tornavano da un pranzo di Natale. Alla fine della telefonata il capo famiglia uscì dalla cabina. Tirò subito una pizza in faccia al più grande. E gli urlò: “Maledetto a te e a quel porco di un dio che è nato oggi”. Poi la mamma portò via i ragazzini verso una 131 azzurra.

Da allora il Natale per me è molto quella cosa lì, ipocrisia e violenza, falsità e bestemmia.

Ma va bene lo stesso, so che non è per tutti così, ognuno ha avuto le sue esperienze. E faccio l’albero lo stesso, perché qui da non credenti però non si bestemmia (non avrebbe senso) e si cerca di non menare i figli anche quando scassano il cazzo.