A PROPOSITO DEL SEQUESTRO CIRILLO

DI SANDRO RUOTOLO

Carlo Alemi, Franco Roberti, Libero Mancuso, Paolo Mancuso. Li ho raccontati tutti e li conosco tutti da quasi quarant’anni. Ci siamo incontrati a Nola per raccontare il sequestro di Ciro Cirillo, la trattativa “certa” avvenuta dieci anni prima della trattativa stato-mafia, tra servizi segreti, democrazia cristiana e camorra per liberare l’esponente politico campano rapito dalle brigate rosse. Pensate che tre anni prima, nel 1978, non si trattò per Aldo Moro e tre anni dopo, nel 1981, fu pagato un riscatto di un miliardo e 450 milioni di lire. Perché per Moro no e per Cirillo si? Di certo se non ci fosse stata quella trattativa non avremmo avuto la camorra di oggi (pensate ai 50 mila miliardi di lire spesi per la ricostruzione del dopo terremoto dell’Irpinia e Basilicata), di certo se Carlo Alemi, il giudice istruttore del caso Cirillo, non fosse stato lasciato solo e ostacolato, l’inchiesta avrebbe avuto un esito diverso. E se la stampa avesse raccontato quella trattativa, tutti oggi saremmo più liberi. Loro, i magistrati che compaiono nella foto, hanno avuto la schiena dritta. Altri esponenti delle istituzioni si sono piegati, altri ancora sono stati protagonisti delle trame che hanno insanguinato il nostro Paese. Abbiamo ancora bisogno di conoscere la verità su quella terribile stagione delle stragi.