CONTE SEGUE SALVINI SUL GLOBAL COMPACT E GENTILONI APRE AI 5 STELLE

DI ALBERTO EVANGELISTI

Il premier Conte non parteciperà AL summit Onu di Marrakech, in Marocco, che tra il 10 e l’11 dicembre adotterà il Global Compact, modificando così la posizione Italiana precedentemente espressa alle Nazioni Unite.
Occorre però fare un passo indietro: cos’è il Global Compact?
Quando si parla di Global Compact for Migration si fa riferimento all’accordo voluto dall’ONU per offrire una risposta globale al problema della migrazione, tentando di conciliare i diritti dei migranti con le esigenze dei paesi che accolgono. Il progetto prende piede nel 2016, nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite di New York, con la firma del patto da parte di oltre 190 Paesi, dando vita alla così detta “Dichiarazione di New York“ in cui gli stati si impegnano a regolare gli aspetti legati alla migrazione in rispetto dei principi fondamentali come la lotta alla xenofobia, allo sfruttamento ed al traffico di esseri umani, il potenziamento dei sistemi d’integrazione, la garanzia dell’assistenza umanitaria, la creazione di programmi di sviluppo e l’aderenza alla Convenzione sui rifugiati del 1951.
Tuttavia, dopo il 2016 e a seguito di alcuni cambi di maggioranza politica, alcuni Paesi, primi fra tutti gli Stati Uniti di Trump, hanno modificato la propria posizione sull’accordo.
Anche l’Italia, per bocca di Conte, spinto soprattutto delle pressioni di Lega e Fratelli d’Italia, ha deciso di ritirare la propria adesione al trattato e, come detto, diserterà il meeting in Marocco.
Formalmente, sentendo le posizioni espresse dal Ministro degli Interni, il ritiro dell’adesione è motivata dalla necessità di parlamentarizzare la discussione sull’adesione al trattato, permettendo in questo modo l’avvio di una discussione nel “nuovo” Parlamento formato all’avvio della attuale legislatura.
La realtà vede una ferma opposizione delle due forze di destra al Global Compact, accusato di essere strumento per una espansione incontrollata del fenomeno migratorio anche sul nostro territorio nazionale, in linea con l’opposizione che, più in generale, viene posta ad ogni provvedimento che comporti una certa apertura ai temi dell’immigrazione e dell’integrazione.
In tema di Global Compact si è inserito anche l’ex premier Gentiloni che, anche nel tentativo di evidenziare le difformità di veduta fra le due forze di maggioranza nel tema specifico, non esclude una convergenza parlamentare fra PD e Movimento 5 Stelle finalizzata ad aderire all’accordo ONU: “E’ assolutamente possibile e ce lo auguriamo. Purtroppo l’iter del decreto Sicurezza racconta una storia opposta, con il dissenso dei 5 Stelle che viene assorbito e il resto della destra che si accoda alla linea Salvini”.
Del resto, evidenzia Gentiloni, pare insensata una posizione Italiana che, nel momento in cui viene posto come prioritario nell’agenda globale il tema dei flussi migratori, particolarmente sentiti in Italia per le ovvie motivazioni geografiche che contraddistinguono il nostro Paese, decida di legarsi ad Orbán e alla Repubblica ceca sfilandosi dall’intesa.

A maggior ragione se si consideri che si sta parlando della  redazione di un accordo che, chiede sì ai Paesi ricchi di impegnarsi ad accogliere un certo numero di migranti, ma contestualmente impegna i Paesi di provenienza di accettare accordi di rimpatrio, tentendo quindi di dare una regolazione proprio al principale nodo ancora irrisolto della politica nazionale per quanto attiene alla migrazione.

Comunque Gentiloni ha espresso più in generale posizioni possibiliste verso un dialogo con i pentastellati affermando di essere “favorevole al confronto in tutte le direzioni” reputando che “se uno interpreta l’attività istituzionale e parlamentare con un rifiuto pregiudiziale del confronto, meglio che cambi mestiere”.
L’apertura di Gentiloni che, come noto, ha dichiarato il proprio appoggio alle prossime primarie PD al Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, viene però ricevuta non senza mugugni all’interno dello stesso PD che vi intravede una possibile linea politica non limitata alla mera questione “Global compact”: il nodo del posizionamento politico del PD “nuova gestione” rimane uno dei temi fondamentali nel dibattito per la scelta del prossimo segretario.
Parallelamente d’altronde anche il nodo del futuro pentastellato dovrà essere a breve affrontato: l’ipotesi che la Lega faccia incetta di voti alle prossime elezioni europee e che ciò faccia crescere le spinte centrifughe nel Governo è tutt’altro che irrealistica. A quel punto il Movimento 5 Stelle, prima forza parlamentare, potrebbe essere tentato di non dissipare la propria posizione acquisita esplorando nuove possibili alleanze.