IL MINISTRO INDECENTE

DI CORRADINO MINEO

Io l’avrei chiamato ministro del disordine e della propaganda, ma la definizione ministro indecente, coniata da Pippo Civati, ha il merito di riassumere il personaggio Salvini in tutti i suoi stati. Dai selfie in costume da bagno, all’ostensione della sua passata fiamma. Dal finto buonismo con cui maschera il ghigno di chi lascia morire in mare, e perseguita in terra, persone che hanno nella memoria tragedie indicibili, al vittimismo con cui mostra gli avvisi di garanzia in diretta dal Viminale. Dalla foto in cui imbraccia un fucile, alla telefonata di solidarietà al gommista che ha appena ammazzato un ladro. Dall’imitazione di Tony Blair: in Tv dà del tu a giornaliste e conduttori come fossero tutti ex compagni di scuola, a quella del Duce: scucchia prominente, slogan come “me ne frego” o “molti nemici tanto onore”.
Ieri mattina di buon’ora, un Salvini in astinenza, perché momentaneamente costretto a lasciare i dossier della manovra e dell’Europa, cioè la politica, a Conte e Tria, ha inondato i social con una tempesta di messaggi, in puro stile Trump. In uno vantava l’arresto di 15 mafiosi nigeriani. Neri e mafiosi, capirete la goduria! Qualche ora dopo, però. il procuratore della repubblica di Torino ha reso noto che l’operazione non era stata conclusa anzi era “ancora in corso”, che non si era trattato di “fermi” di polizia ma di “arresti ordinati dalla magistratura”. E si è augurato, Spataro, che simili comunicazioni da parte del ministro non si ripetessero in futuro “per non provocare rischi di danni alle indagini” e “non sottrarre ai responsabili dell’azione penale le prerogative in ordine alla diffusione delle relative notizie”.
E che fa il ministro? Si scusa? dice “non avevo capito che l’indagine fosse in corso”? No, attacca Spataro, sempre via social. “Se è stanco vada in pensione”, “se vuole polemizzare come me, si dimetta e si presenti alle elezioni”. Ecco l’ideologia totalitaria: solo chi sia stato eletto avrebbe il diritto di correggere le magagne di un ministro, per gli altri, l’obbligo di obbedir tacendo. E, siatene sicuri, prima o poi il diritto di critica verrebbe tolto anche agli eletti. Tutto qui? No, messo a nudo il suo tallone d’Achille e cioè la smania di comunicare con conseguente diserzione degli obblighi ministeriali, un Salvini in preda a una crisi di nervi se l’è presa pure con Boccia. Lo ha accusato di essere stato un vile come presidente di Confindustria, e ha chiesto a industriali, commercianti, artigiani di dialogare direttamente con lui. Altra pièce maîtresse del totalitarismo: il capo ascolta individualmente i postulanti, senza intermediari. Sapete quanti post Facebook produce in media al mese quest’uomo? 84, secondo il Corriere. Io ne “posto” la metà e mi chiedo se tale attività non tolga troppo allo studio, alla riflessione, alla vita. Poi Salvini va spesso in TV. Un giorno sì e uno pure.
Si chiama République En Marche il partito di Macron, solo che ora fa marcia indietro. Il governo francese ha sospeso per 6 mesi l’aumento del prezzo del carburante e gli aumenti del gas e della luce. Cerca il dialogo con i Gilets-Jaunes. Dialogo difficile perché questo movimento non ha capi riconosciuti, come nel ‘68 erano per gli operai i sindacati che il governo gollista convinse ad abbandonare studenti e barricate. Ieri ho risposto, su questo blog, alla domanda: ma perché i francesi, che ora gli voltano le spalle, un anno fa votarono Macron? Non basta rispondere che si turarono il naso per non far entrare all’Eliseo Marine Le Pen. Non avrebbero, in quel caso, votato République En Marche alle successive “politiche”. Le ragioni secondo me sono due: 1) La crisi dei partiti tradizionali, decotti come lo erano nel 58 quelli della Quarta Repubblica, e il disprezzo per gli ultimi presidente estratti da tali partiti, cioè Hollande e Sarcozy, 2) Il desiderio di tornare alla “Grandeur” (che era palpabile prima e dopo la vittoria ai mondiali di calcio) per cui molti francesi hanno abbracciato la tesi di Macron secondo cui il destino della Francia oggi si può declinare solo in Europa, essendo troppo angusti i vecchi stati-nazione.
E la disillusione? Presto detto. Hanno scoperto che l’Eliseo ascoltava quasi soltanto consiglieri della finanza. Hanno sorpreso Macron nelle mani di un certo Benalla, poliziotto privato che se ne andava in mezzo ai flic, il primo maggio, a picchiare manifestanti. Si sono resi conto, i francesi, insieme a politologi, intellettuali e giornalisti che la “promenade” nel cortile del Louvre sulle note dell’inno alla gioia era solo marketing. Al salone dell’agricoltura, con in braccio un vitello, o per strada quando disse a un disoccupato “attraversi il marciapiede e troverà un lavoro”, Macron appariva com’è, del tutto privo di empatia. Un vecchio-giovane geneticamente modificato per interpretare il ruolo del Presidente.
Donald Trump aveva scritto (via twitter, of course) che l’incontro con Xi Jinping era stato grandioso e che non ne rivelava i contenuto solo per rispetto alla famiglia di Bush senior, ieri sepolti a Washington. Poi, con un altro tweet aveva annunciato un nuovo straordinario accordo a due Stati Uniti- Cina su dazi e commercio. E dopo un altro accordo prossimo venturo, questa volta a tre, Stati Uniti, Cina e Russia, sugli armamenti. Il silenzio cinese è stato gelido. Wall Street considera Trump un mentitore seriale e ieri ha perso oltre 3%.