LE RISORSE DEL PIANETA SONO AGLI SGOCCIOLI. NON POSSIAMO PIÙ STARE A GUARDARE

DI FRANCESCO ERSPAMER

Quest’anno l'”Earth Overshoot Day” è stato il primo agosto. Si tratta del giorno in cui l’umanità ha consumato tutte le risorse che la Terra era in grado di produrre nell’intero 2018. In altre parole, dal primo agosto stiamo usando le riserve accumulate in passato dalla natura, che non sono illimitate e anzi stanno rapidamente esaurendosi. Per cosa? No, non per sopravvivere: grazie alla scienza e alla tecnologia ce ne sarebbe abbastanza per tutti e anche per rendere i nostri paesi sempre più belli e sicuri. Ma questo non va bene agli avidi, ai vincenti, agli stronzi, quelli che vogliono più degli altri, molto più degli altri, perché si credono superiori, e spesso sono degli inetti e degli idioti ma arroganti (hanno studiato a Harvard o alla Bocconi) e vi hanno convinti che la crescita deve continuare indefinitamente, quella economica e quella democrafica, anzi accelerare, se no il SUV vi tocca cambiarlo ogni cinque anni, mica ogni due, e allora gli speculatori non sono contenti e la borsa cala. Non hanno alcuna idea di cosa accadrà in futuro ma se ne fregano: sono individualisti e gli importa solo il loro piacere attuale; per questo alimentano la deregulation morale e culturale, per non avere vincoli né responsabilità. Così la situazione peggiora ogni anno perché la popolazione continua a crescere e il consumismo pure mentre la Terra no, e gli Oceani stanno morendo, innumerevoli specie si estinguono, il clima cambia e provoca desertificazione e inondazioni, le immense megalopoli consentono solo esistenze squallide, inumane.
Ma i liberisti sono appiattiti sul presente: meglio un iPhone oggi che una vita dignitosa per miliardi di persone domani; e meglio riempirsi la bocca di chiacchiere sull’accoglienza che preoccuparsi delle immani stragi e genocidi che accadranno quando fra trent’anni la Nigeria avrà 300 milioni di abitanti (ne aveva meno di 40 milioni nel 1950) e ne potrà mantenere la metà, in un mondo che avrà raggiunto i dieci miliardi e in cui non ci saranno abbastanza cibo, acqua e beni per tutti. Ma che gli importa a Nanni Moretti: a lui basta vivere nel privilegio e anche sentirsi buono e ricevere gli applausi di quelli come lui, tanto non saranno loro a pagare le conseguenze della loro superficialità e imprevidenza.
A noi invece importa, deve importare: a noi che vogliamo lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo trovato o almeno uguale, una eredità d’affetti, come diceva Foscolo nei “Sepolcri”; a noi che non ci accontentiamo dell’attualità, sia pure multiculturalista, ma ci sentiamo parte della Storia. Non possiamo più stare a guardare: il tempo dell’inerzia è finito. Oppure siamo finiti noi.