L’INVASIONE DI CAMPO DI SALVINI, ROVINA L’OPERAZIONE CONTRO LA MAFIA NIGERIANA DI ARMANDO SPATARO

DI ANGELO D’ORSI

Ancora lui. Matteo Salvini, salvatore d’Italia da tutti i mali. Abbiamo avuto Benito Mussolini, abbiamo avuto Bettino Craxi, abbiamo avuto Silvio Berlusoni, abbiamo avuto Matteo Renzi. Ora abbiamo lui, un nuovo uomo solo al comando (lasciamo stare le  figure del sedicente premier Giuseppe Conte, e della pallida controfigura del capo, Luigi Di Maio). Salvini fa, disfa, annuncia, soprattutto, twitta, fa dirette su Facebook, si fa fotografare e intervistare: assenteista quando era deputato al Parlamento Europeo, assente ora al ministero che dovrebbe guidare, gli Interni, e che egli usa come succursale del proprio partito politico, ma ancora più come cassa di risonanza delle proprie sbruffonate… Sono talmente numerose, pluri-quotidiane, da impedire anche al più zelante degli osservatori di seguirle, e commentarle.
Quella odierna però non può passare sotto silenzio. Dunque, all’alba il solerte twittatore elogia le forze di polizia da lui dipendenti, tirando in ballo ovviamente i migranti (i mali d’Italia pare che siano tutti concentrati nel fenomeno migratorio…), mentre annuncia una operazione, in corso, contro la mafia nigeriana. Peccato che l’operazione fosse stata predisposta e ordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, guidata da Armando Spataro. Salvini non solo sbaglia tutte le info relative all’operazione, ma ne dà comunicazione in diretta, ossia mentre la polizia (ovviamente trattasi di polizia giudiziaria, che agisce su mandato della Magistratura non già del ministero, ma lui, titolare degli Interni, non lo sa, o finge di ignorarlo), sta compiendo gli arresti: in tal modo il capo del ministero preposto alla sicurezza pubblica favorisce i criminali (stiamo parlando di grande criminalità internazionale) che grazie al tweet salviniano ricevono l’input per sottrarsi alla cattura.
Il fatto ,per forza di cose non passa inosservato, e irritatissimo il dottor Spataro emette un comunicato in cui invita il ministro al silenzio, e se ciò gli riesce impossibile, quanto meno ad assumere informazioni precise prima di diffonderle, e soprattutto alla cautela nel diffonderle. Ci si sarebbe atteso, un immediato messaggio di scuse di Salvini, con la promessa di non cadere più nell’ errore (se di errore si tratta). Invece no. Passano alcune ore di silenzio, e alla fine l’incontinente arroganza del ministro ha il sopravvento. Fa un primo comunicato in cui lamenta di essere vittima di attacchi quotidiani, e che non ne può più (analogo tenore un suo commento di poche ore prima relativo alla minacciata procedura d’infrazione da parte dell’UE: mi lascino lavorare). Ma non gli basta. L’irresistibile forza del tweet lo trascina: ed ecco che se la piglia con Spataro – uno dei magistrati più autorevoli d’Italia – e gli dice che se è stanco si faccia da parte. Anzi, vada in pensione.
Non si tratta solo di uno sgangherato sgarbo istituzionale. Si tratta di una pesantissima invasione di campo, da parte di chi rappresenta l’Esecutivo verso chi è invece esponente del Giudiziario: un vulnus al sistema liberale fondato sulla ferrea divisione dei poteri.
Guai a tacere, guai a minimizzare, guai a sottovalutare. Quest’uomo è pericoloso. Vogliamo rendercene conto?