REDDITO DI CITTINANZA E OBBLIGO DI PRESTARE 8 ORE A SETTIMANA: CHI CONTROLLA CHI?

DI FABIO VENNERI

A quanto pare il Reddito di Cittadinanza coinvolgerà circa 5 milioni e mezzo di cittadini italiani sotto la soglia di povertà; fra i vari impegni che questi cittadini dovranno assumere, oltre all’obbligo della formazione, ce n’è uno usato anche come deterrente al lavoro nero e trascurato da molti:
infatti il Ministro Di Maio ha specificato che i percettori del Reddito di Citadinanza avranno “L’obbligo di prestare servizio per 8 ore a settimana presso il proprio comune di residenza”.

Provo a fare un esempio concreto:
nel solo comune di Lecce ci sono circa 5.000 uomini e donne in cerca di lavoro (dati ISTAT), e ci sono circa 41.000 “non forze di lavoro” composte da persone che non cercano lavoro in quanto studenti, casalinghe e da coloro che non cercano attivamente un lavoro, ma sarebbero disponibili a lavorare.
Per l’ISTAT queste ultime sono quantificabili nel 10% del totale, quindi 4.100,ed è lecito immaginare che questi, nella prospettiva di un posto di lavoro e del reddito di cittadinanza si dichiarino, non solo disponibili a lavorare, ma che si attivino per la ricerca di lavoro andandosi a sommare agli oltre 5000 disoccupati arrivando ad un totale di 9.100 persone.

Ora proviamo ad immaginare: il comune di Lecce entro il mese di Aprile dovrà organizzare l’attività lavorativa settimanale gratuita per 9.100 persone, circa 1.800 al giorno.
1.800 persone che ogni giorno si presenteranno in comune senza alcuna qualifica professionale specifica e che dovranno svolgere una qualche attività per 8 ore.

Alcune domande:
Chi dovrà organizzare e controllare queste persone, con quale personale?
Chi pagherà le assicurazioni necessarie per l’attività lavorativa di 9.100 persone?
I comuni si stanno già organizzando?
Se sì, come?
Altrimenti, saranno in grado di organizzarsi in soli 3 mesi?
Stanno stanziando nei propri bilanci le risorse necessarie ad organizzare i lavori socialmente utili per questa mole di cittadini?