SEGNALI SU YEMEN

DI GUIDO OLIMPIO

Piccoli segnali, mosse per costruire la fiducia, tentativi negoziali nel conflitto nello Yemen. La coalizione a guida saudita ha autorizzato la partenza di 50 nemici, combattenti del movimento sciita ribelle Houti. Un corridoio messo a punto con la mediazione dell’0nu e del suo inviato speciale Martin Griffiths, arrivato ieri nella capitale Sanaa. E’ inoltre prevista, in futuro, la riapertura dell’aeroporto della capitale, chiuso a causa del conflitto che ha già provocato oltre 10 mila morti e 50 mila feriti.
L’evacuazione dei militanti potrebbe favorire il “clima” in vista di un vertice convocato in Svezia per mercoledì: il precedente summit era saltato anche a causa del blocco imposto dall’asse composto da Arabia Saudita ed Emirati nei confronti degli avversari sostenuti dall’Iran.
Il gesto di Riad potrebbe avere il valore di un messaggio. Il principe Mohammed bin Salman, la mente dietro la (disastrosa) campagna militare, è sotto pressione per l’uccisione di Jamal Khashoggi, l’oppositore fatto sparire il 2 ottobre al consolato di Istanbul. Delitto che ha dato forza ai suoi critici in campo occidentale. Un gruppo di congressisti statunitensi – repubblicani e democratici – ha lanciato una iniziativa affinché la Casa Bianca limiti la collaborazione strategica con i sauditi nella crisi yemenita. Un’offensiva che si è saldata alle analisi della Cia sul possibile coinvolgimento del principe nell’omicidio del giornalista, accuse accompagnate da nuove rivelazioni sul piano messo a punto dai servizi sauditi.
Prudente e assolutoria la posizione di Donald Trump così come dei suoi ministri, da Mike Pompeo al segretario della Difesa Mattis, convinti che non esista la pistola fumante che incrimini Mohammed. A loro stanno a cuore i rapporti economici con il regno e l’azione comune contro Teheran. Al tempo stesso però si sono espressi in favore di una tregua in Yemen, consapevoli del disastro umanitario che ha coinvolto tanti civili. Ora la risposta spetta al principe, personaggio non facile e convinto di essere al di sopra di tutti.
Guido Olimpio Corriere.it