TREMATE, TREMATE I PADRONI SONO TORNATI

DI PAOLO BUTTURINI

Eccoli qui: gli imprenditori del Bel Paese, che tornano a fare la voce grossa, che dettano la linea. Immemori dei guasti da loro stessi provocati. Sono gli stessi che hanno lasciato andare alla deriva quella nazione che dicono di difendere, che hanno tagliato selvaggiamente posti di lavoro e retribuzioni, unico modo che conoscono di competere sul mercato globale. Che hanno spostato miliardi di euro dagli investimenti produttivi alla rendita finanziaria arricchendo se stessi e i loro servili manager e aumentando a dismisura le diseguaglianze (nel 2015 i dieci Ceo più pagati guadagnavano 500 volte più dei loro dipendenti). Che hanno alimentato l’esportazione di capitali in paradisi off-shore ma piangono sul livello di tassazione. Che hanno privatizzato i guadagni e socializzato le perdite scaricandole sulla collettività. Che hanno preteso la resa dei sindacati (complice la loro miopia). Che sostengono un’immigrazione finalizzata al loro profitto, ma si guardano bene dall’investire in formazione e ricerca. Che chiedono più Europa, ma intendono più libertà di sfruttamento e di delocalizzazione della produzione per creare dumping salariale. Che parlano di made in Italy ma hanno svenduto le aziende strategiche al capitale multinazionale. Un imprenditoria stracciona, se paragonata al capitalismo globale, ma arrogante con la classe operaia e sprezzante nei confronti dei diritti dei precari. Sono quelli che hanno sostenuto Monti, Letta e Renzi (e prima di loro Berlusconi) perché comprimessero gli investimenti pubblici e l’intervento dello stato a patto che quelle risorse finissero nelle loro tasche (tanto è vero che il tanto temuto deficit è aumentato in questi anni). Sono quelli che hanno creato quella commistione tutta italiana fra banche, imprese e società finanziarie per cui nei Cda ritrovi sempre gli stessi nomi, sempre le stesse famiglie. E a questi signori si sta per inchinare il tanto sbandierato “cambiamento” di un governo che non ha uno straccio di idea di come redistribuire il reddito, investire in innovazione, alzare i livelli occupazionali e, nel caso della Lega, non vuole proprio farlo perché gli azionisti di maggioranza del partito di Salvini sono i fratelli minori di questi padroni. Quei padroncini che sfruttano in nero italiani e immigrati, lucrano sull’evasione fiscale e distruggono la ricchezza collettiva a vantaggio di quella privata, che odiano l’Europa perché sta con il grande capitale, quello vero, e a loro lascia soltanto le briciole. Una sinistra che si rispetti sta all’opposizione di questo blocco sociale.