VANZINA & RISI SFOTTONO CONTE E BOSCHI NEL CLIMA DA POCHADE CON “NATALE A 5 STELLE”

DI MICHELE ANSELMI

…Il cinepanettone va solo su Netflix

Il cartello precauzionale invita a non sovrapporre nomi e cognomi veri a quelli di alcuni personaggi, ma è subito chiaro che il presidente del Consiglio incarnato da Massimo Ghini e la deputata d’opposizione interpretata da Martina Stella evocano Giuseppe Conte e Maria Elena Boschi. Lui è vanitoso, retorico e sfodera un ciuffo ribelle; lei ha i capelli vaporosi, gli occhiali da intellettuale e l’accento aretino.
“Natale a 5 Stelle” doveva chiamarsi “Week-end a 5 Stelle”, ma strada facendo la farsa teatrale dell’inglese Ray Cooney alla base del film, in originale “Out of Order”, ha assunto una caratterizzazione fortemente natalizia su richiesta di Netflix, che produce insieme a Lucky Red e spedisce in rete per i suoi abbonati dal 7 dicembre (non sono previste uscite in sala). A suo modo un cine-panettone, poi diventato un tele-panettone, che avrebbe dovuto portare la firma di Carlo Vanzina, il quale, sentendo avvicinarsi la morte avvenuta l’8 luglio, consigliò al fratello sceneggiatore Enrico di ingaggiare l’amico di sempre Marco Risi per la regia.
Girato e montato in tre mesi, “Natale a 5 Stelle” si consegna ora al giudizio del pubblico sottraendosi alla sfida diretta con “Amici come prima”, che segna il ritorno della coppia Boldi & De Sica, ma nel solco delle prime commedie natalizia dei fratelli Vanzina, quando le situazioni buffe giocavano con i difetti della società circostante.
La storia in breve. In prossimità delle feste di fine anno, il neo-premier Franco Rispoli vola a Budapest per un missione politico/economica. Ci sono accordi da firmare, certo, ma la trasferta appare soprattutto l’occasione per una vivace “scappatella” erotica con la combattiva deputata renziana Giulia Rossi, al seguito sull’aereo di Stato. S’intende che quasi subito tutto congiurerà contro, a partire da uno strano Babbo Natale dotato di telecamerina che sembra morto invece è solo svenuto…
Se nella farsa originale lui è un autorevole deputato britannico nonché braccio destro del premier e lei la segretaria del leader di opposizione, qui l’addensarsi dei riferimenti, all’insegna di una certa bonomia sotto l’albero, scomoda “Giggino”, “Matteo”, il governo del cambiamento, la manovra economica, e poi Dagospia, Travaglio, Renzi, il patto del Nazareno, perfino Rocco Siffredi, pornostar da selfie in Ungheria, che appare nel ruolo di se stesso.
Secondo la lezione classica della pochade alla Feydeau, la comicità è affidata ad un elaborato schema di repentini ingressi ed uscite dei personaggi dalla “suite imperiale”; mentre si moltiplicano gli equivoci, le bugie, le figuracce, pure le rivelazioni inattese, sul tema evergreen delle corna e del desiderio assopito.
Si respira un’aria un po’ all’antica, in stile Sala Umberto, ma bisogna dire che Risi, mettendo da parte il suo côté registico tendente al drammatico, si diverte nell’allestire il girotondo di amanti, mogli, segretari particolari, direttori d’albergo, camerieri e giornalisti, facendo prendere ogni tanto aria alla commedia. L’idea è di sfotticchiare una certa ipocrisia che pure si annida nel “governo del popolo”, ma senza dimenticare le debolezze dell’opposizione.
Di Ghini e Stella s’è già detto, sono funzionali al clima generale, che ogni tanto inclina, nello spirito, verso film come “Week-end con il morto” e “Tutto può accadere a Broadway”; il resto del cast, squisitamente “alla Vanzina”, è formato da Ricky Memphis, Paola Minaccioni, Massimo Ciavarro, Andrea Osvart, Ralph Palka, Riccardo Rossi e Biagio Izzo.
La battuta migliore? “In Italia sono tutti presidenti, anche Viperetta” (al secolo Massimo Ferrero, ndr).

Michele Anselmi per Siae.it