ESCE MINNITI, SI AVVICINA LA GRANDE SCELTA

DI LUCA SOLDI

 

 

“Quando ho dato la mia disponibilità alla candidatura sulla base dell’appello di tanti sindaci e di molti militanti che mi hanno incoraggiato e che io ringrazio moltissimo, quella scelta poggiava su due obiettivi: unire il più possibile il nostro partito e rafforzarlo per costruire un’alternativa al governo nazionalpopulista”. Ed invece viene accreditato al 20 percento, troppo poco per colui che sperava di poter vincere facile e superare il cinquantuno.
In quello parole che probabilmente matureranno la resa, tutta l’amarezza di un uomo e della fine per la sua ambizione a costruire un partito che rialzi la testa.
È durata meno di tre settimane la corsa di Marco Minniti alla segreteria del Pd. In meno di tre settimane l’ex ministro ha presentato la candidatura ch’è stata si sottoscritta da centinaia di sindaci del Pd ma che in sostanza non ha avuto il seguito sperato.
Grandi credenziali che lo proiettavano verso un futuro vittorioso per le primarie a Segretario del partito.
Ma qualche cosa non ha funzionato fino dall’inizio.
Lo sponsor principale o almeno colui che avrebbe dovuto esserlo, non ha manifestato apertamente quello che sembrava ai più.
Saranno state nuove convinzioni, storie del passato oppure la vecchia gelosia ma tutto pare franato, il Pd partito dell’ordine e del progresso, il Minniti pensiero non poteva e ne doveva partire.
Un declino di convinzioni maturato nell’ex ministro degli Interni abbastanza in fretta, nella convinzione che ben magro sarebbe stato il seguito di popolo.
Che il sostegno, nel frattempo diventato tiepido, di Renzi per interposta persona non era sufficiente.
È così che la figura che era apparsa come la più forte ed autorevole del governo Gentiloni ha finito per pagare a caro prezzo una scelta maturata più in solitudine del previsto.
Renzi, intanto, da “vecchio” leader, mentore di altrettanti mentori, rottamatore della sua stessa creatura adesso pare indirizzato ad un altro pianeta, ad un altre creatura mai nata ma che vorrebbe trovare l’equilibrio nel centro.
Ogni suo intervento ed ogni suo silenzio accreditano così le voci di una fuga precipitosa ancora più verso quella che potrebbe essere una nuova formazione politica.
Restano intanto spaesati i suoi. Le truppe che un tempo lo seguivano indefesse adesso che Minniti non è più convinto, avranno da sbarcare in altri porti.
Dovranno scegliere in fretta, presto avranno da fare la grande scelta.
Avranno da comprendere se questa volta saranno loro a sbattere la porta ad una casa diventata rudere.
Avranno da scegliere se cominciare a ricostruire per davvero oppure abbandonare per sempre.