I NON-CATTIVISTI HANNO SMESSO DI PARLARE?

DI MARCO GIACOSA

Un’amica stava leggendo i commenti all’articolo di un giornale locale in cui si diceva della chiusura di un centro per migranti, effetto del decreto Salvini, e leggeva i consueti commenti: «Evviva», «Finalmente!», «È finita la pacchia!», «Basta con i 35 euro!», GIF di esultanza e il campionario di ferocia espresso da padri di famiglia, madri con fotografie con bambini et cetera, finché uno ha scritto: «Non c’è neppure un commento buonista». E lei ci ha fatto caso: è vero, neppure uno, di quelli che controbattono o, esasperati, manifestano il disagio e la vergogna per la facilità di disprezzo.

I non-cattivisti hanno smesso di parlare? Stanchi, esasperati, hanno ceduto tutto lo spazio? Oppure è un caso?

La situazione è molto seria. Io ne parlo con continuità, talvolta risulta un eccesso di messaggio perché è la realtà che deborda, non è un’ossessione personale. Dovessi «convincere» dovrei ridurre, perché questa realtà non è persuasiva. Quello che succede è in-credibile: molti italiani esultano perché migliaia di persone finiscono in strada e altri (perlopiù italiani) perdono il lavoro. In un romanzo non reggerebbe.

Ma questa è la realtà, non è fiction. Sabato, con un amico, dicevamo questo: siccome nessuno sa cosa fare, vale il vecchio suggerimento: quando ti menano e ti infilzano, se ti muovi è peggio. Stai fermo, fai le piccole cose, il quotidiano, e aspetti che passi.