KIDDING, ECCO A VOI JIM CARREY

DI AMLETO DE SILVA

Per principio, quando qualcuno grida al capolavoro, io mi comincio a preoccupare. Quando a gridare sono più di una dozzina, in genere vado al supermercato e comincio ad accaparrarmi generi di prima necessità. Salgo in montagna solo se il grido supera le cento persone. Ecco perché questa mia recensione forse non vi giungerà, avendola affidata a un viandante a cavallo in cambio di una fiaschetta di sidro. Scherzo, ma forse no, mica tanto. Qua è pieno di “genio!” e “capolavoro!”, capirete che uno diventa un tantino diffidente quando Alberto il carburatorista viene paragonato a Picasso. Per questo motivo ho aspettato qualche giorno per guardare il capolavoro della settimana, vale e dire Kidding. Anche perché temevo le reazioni a prescindere dei fan di Michel Gondry, quello di Eternal Sunshine of the Spotless Mind (che in Italia è stato brillantemente tradotto con Se mi lasci ti cancello, giusto perché non lo potevano chiamare Pierino contro i vichinghi, ma secondo me ci hanno pure provato). Lo ammetto, i fan di Gondry mi fanno molta paura. In genere, se non cominci a emettere mugolii di piacere quando citano Eternal Sunshine, una volta accertatisi che non sei morto, provvedono ad ucciderti loro per reato di lesa Gondrytà: non so voi, ma a me gli avid fan fanno spavento. Il problema è che Gondry, pur non essendo uno degli sceneggiatori della serie, ha pur sempre diretto ben sei episodi su dieci, ed è pure produttore esecutivo e voi capirete che il rischio per l’incolumità è grande assai, in caso di mancato gradimento.

Quindi, per i fan di Gondry, diremo: capolavoro! Capolavoro! Capolavorissimo! Noi appassionati di Jim Carrey, invece, ci mettiamo seduti un attimo e riflettiamo. Com’è questa Kidding? È davvero un capolavoro? Beh no, non lo è. Per nostra fortuna è una serie molto bella ma anche piena di difetti, e a noi i difetti piacciono, perché la perfezione, in queste cose (a parte il Re quando è in stato di grazia), non esiste. Partiamo con le cose belle, e cominciamo da Jim Carrey. Una volta ho sentito Carmelo bene dire “il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può”. Ecco mi sembra che sia la definizione perfetta per Carrey. Non è in grado di fare tutto quello che vuole: per brillare, in un modo o nell’altro, ha bisogno di far uscire Jim Carrey. È così anche in Kidding: non riesci mai a dimenticare che l’uomo che interpreta, Jeff (in arte Mr. Pickles, amatissimo conduttore di uno show multimiliardario per bambini) è anche e soprattutto Jim Carrey. Non che lui abbia difficoltà a calarsi nella parte, è proprio che il personaggio è modellato sull’uomo e l’attore Carrey, con i suoi vizi e le sue virtù, attoriali e credo un po’ anche umane, da quello che si legge in giro. Altra cosa bella: il mio amatissimo Frank Langella (che è stato un sontuoso e fascinosissimo Dracula nella sottovalutata versione di John Badham del 1979). Bravo come sempre, un attore che lo metti lì e lui recita sempre meglio di tutti, un professionista dalle mille sfumature, che da quando ha perso i capelli e ha messo su panza non ne ha sbagliata una, e che qui dimostra tutto il suo valore. Molto brava, come sempre, Catherine Keener, un’altra che con l’età stampata in faccia diventa sempre più bella e più brava. Addirittura strepitoso il giovanissimo Cole Allen: non vi dico niente, guardate e ammirate.

Cose meno belle: la sceneggiatura indulge un po’ troppo sull’inconsueto. È una cosa che, negli anni, è riuscita perfettamente a John Irving; il fatto è che lui ha scritto Il mondo secondo Garp, La cura dell’acqua pura e Hotel New Hampshire: gli sceneggiatori di Kidding invece no. Irving è uno che ti prende l’inverosimile e te lo scodella sul piatto in modo che tutto sembri tranne che inverosimile: gli sceneggiatori di Kidding, invece, no. Si vede che cercano il colpo ad effetto, il sombrero, ma il fatto è che c’è un motivo se queste finezze le ha sempre fatte Maradona e gli altri, invece, no. Se il tentativo di stupire non riesce, allora resta solo il tentativo, e il tentativo si vede. Si vede che non ci sei riuscito, intendo. Superato questo scoglio, la serie resta una delle cose belle della stagione, ma vi sconsiglio caldamente il binge watching. L’ideale è una puntata alla settimana, così vi godete sempre le cose belle e vi scordate quello così così. Kidding, su Sky Atlantic.

Kidding, ecco a voi Jim Carrey