L’AMICA GENIALE E LO SDOGANAMENTO DEI SOTTOTITOLI

DI RUGGERO PO

Strumento sostanzialmente ignorato nella comunicazione multimediale italiana, la sottotitolazione prende la sua rivincita. Ora possiamo apprezzare tutte le sfumature del parlare italiano.

Forma di comunicazione uccisa in culla dalla grande scuola del doppiaggio italiano, la sottotitolazione comincia a farsi strada anche nel nostro cinema e nella nostra TV. Con buona pace di chi pensava che De Niro, Marlon Brando, Nicolas Cage e Nick Nolte avessero la stessa voce. O Julia Roberts, Sandra Bullock e Julien Moore.

Intere generazioni di immigrati dell’est hanno imparato la nostra lingua con i sottotitoli ai film italiani. E anche l’inglese e il tedesco. Un’opportunità che a noi è stata negata assieme al piacere di apprezzare la bravura degli attori in tutte le loro sfumature. Un americano di Boston e uno di Atlanta per noi parlano allo stesso modo. Anche un londinese e un australiano. Perfino la Regina.

Rimanendo a casa nostra decenni di cinema hanno rinunciato alla rappresentazione delle centinaia di idiomi italiani spingendosi, al massimo, alle caricature della bolognese verace, della servetta veneta o del napoletano pizza e mandolino.

C’è voluta la serie di Gomorra per cominciare a sincronizzare occhio e orecchio nella comprensione dei dialoghi. E ora ascoltare Elena e Lila parlare come si parlava per davvero nei vicoli è un piacere e un arricchimento.

Recentemente, portando in scena “Locanda Loris”, spettacolo parzialmente in dialetto modenese, mi sono fortemente battuto per infrangere un altro tabù, quello della traduzione sul palcoscenico attraverso la proiezione di diapositive sul fondale. E è stato un successo.

E’ la crossmedialità, bellezza.