CHE FINE HANNO FATTO. CALISTO TANZI, MISTER PARMALAT

DI PAOLO VARESE

C’era una volta. Tutte la favole iniziano così, per poi concludersi con un vissero tutti felici e contenti. Ma non sempre le cose vanno nella direzione giusta, ed il lieto fine sfuma nel dramma. È quanto è successo a Calisto Tanzi, mister Parmalt, un uomo che in 40 anni è passato dalle stalle alle stelle viste dagli arresti domiciliari. Tutto iniziò negli anni 60, quando l’erede di una piccola attività commerciale, ebbe l’intuizione di utilizzare un prodotto rivoluzionario, il tetra pak, per confezioni alimentari, e nel contempo di portare avanti la ricerca per produrre latte a lunga conservazione, da vendere oltre i confini della sua Parma. Il primo caseificio aperto a Collecchio, prima Dietalat e poi Parmalat, fu l’apripista per nuove iniziative in campo alimentare, ed a breve si passò a conserve, succhi di frutta, merendine.  In una Italia dove tutto si poteva, con gli agganci giusti, fondamentale divenne l’amicizia con il democristiano Ciriaco De Mita, che gli fece aprire uno stabilimento alimentare a Nusco, dove era nato De Mita, e gli fece rilevare Odeon Tv, un canale televisivo su reti nazionali, alla metà degli anni 80. Ma lo sviluppo imprenditoriale non procedeva al ritmo dei ricavi, tanto è vero che il passivo della premiata ditta Tanzi raggiunse vette, nel 1989, che fecero storcere il naso a più di un istituto di credito. Odeon TV era la macchina brucia soldi per eccellenza, ma Tanzi, consapevole dei rischi che correva, fece in modo di distrarre considerevoli risorse economiche, dalla Parmalat ad una società di famiglia. Gli anni 90 iniziarono con un prestito di 120 miliardi ad M.P.S., che lo concesse, obbligando però alla dismissione di Odeon TV, e tempi stretti per la restituzione del debito. Quando arrivò il momento della quotazione in borsa, la pessima nomea della società costrinse a ripiegare su una società già quotata, da rilevare, ed in cui far confluire le azioni delle società satellite di Tanzi. Una iniezione di ossigeno derivata dalla quotazione in borsa consentì operazioni azzardate, tra cui l’acquisto del Parma A.C, ed inoltre l’inaugurazione di un brand di tour operator, la Parmatour. Calcio e viaggi però furono ulteriori cappi al collo per una società che non riusciva a godere di un attivo consolidato, costringendo Tanzi ad un aumento di capitale, ricorrendo al patrimonio della moglie. O perlomeno così disse l’imprenditore, che fece uscire dal Consiglio di Amministrazione tre consiglieri, restando solamente lui e membri della sua famiglia a gestire i bilanci. Era l’inizio degli anni 90, il momento in cui, secondo le indagini finanziarie, si iniziò a falsificare i bilanci societari. Ma fu con l’avvio della commercializzazione delle obbligazioni, dietro consiglio di una banca d’affari statunitense, che Tanzi pensò di aver finalmente bypassato i dissesti, ed avviò nuove acquisizioni in tutto il mondo, non rendendosi conto del disavanzo in aumento. Parmalat divenne così, alla mercè delle banche di affari, un grimaldello per riscossioni da altre imprese in fallimento. Il procedimento era semplice: Parmalat rilevava l’impresa debitoria, emettendo nuove obbligazioni, e la banca gestiva il frutto di commissioni legate alle transizioni. Un caso, che poi fece condannare il banchiere Cesare Geronzi, patron della Banca di Roma, per usura, fu quello relativo alla acquisizione di una società di acque minerali, comprata per 35 miliardi. Nel 2003, per fronteggiare il pagamento di una obbligazione da 150.000 milioni di euro, il gruppo Tanzi propose come garanzia un deposito di quasi 4 miliardi di euro presso un conto estero, nelle isole Cayman, di una controllata del gruppo. Ma quel deposito si rivelò inesistente, composto a mano da Tanzi e dal Direttore Generale della Parmalat, Fausto Tonna. Fu il crac finanziario, e nel dicembre 2003 Tanzi venne arrestato. Nel 2011 la Cassazione confermò i primi due gradi di giudizio, carcere per aggiotaggio, ossia una speculazione basata su falsi dati o su informazioni riservate, e gli 8 anni inflitti vennero convertiti, dopo due anni di carcere, in arresti domiciliari, data l’età del condannato. Un altro processo, per bancarotta, si concluse con una condanna a 17 anni di carcere, da sommare alle pene già comminate, ed ancora una condanna a 9 anni di reclusione venne inflitta per il crac del tour operator Parmatour. Ora Tanzi è libero di uscire di casa 3 ore al giorno, da passare nel giardino della sua villa. L’uomo che volle comprare tutto alla fine ha stretto il nulla, e la sua Parmalat attualmente è controllata per circa l’80% da una finanziaria francese, che mantiene tuttavia i marchi esistenti.