GENOVA. CHIESA CHIUSA A NATALE. UN PRETE CONTRO IL DECRETO SALVINI

DI DARIA FALCONI

A Natale si è tutti più buoni. Ma non fessi. E così il parroco genovese Paolo Farinella ha dichiarato ai fedeli frequentanti la sua parrocchia (San Torpete) che questa resterà chiusa durante le festività. Un gesto eclatante quanto apparentemente privo di senso. Ma le parole da lui pronunciate parlano chiaro: la sua scelta è avvenuta per “obiezione di coscienza” contro il decreto Salvini.
Il parroco non è nuovo a certe dimostrazioni di fermezza e serietà, lui stesso che lo scorso anno si è dichiarato apertamente contro questo nuovo tipo di Natale degli ultimi decenni. Perché si sa che oramai questa festa ha perso ogni connotato religioso, se non per i pochi ancora davvero credenti, ed è divenuta mero punto di riferimento per acquisti compulsivi e saldi acchiappa clienti. Una vera e propria manovra per favorire il consumismo.
Ma quando nel 2018 il Ministro Matteo Salvini ha visto approvato il suo “Decreto Sicurezza”, si è superato ogni limite. La volontà di Don Paolo infatti sta nel voler rivendicare la falsità attorno a cui si aggirano queste celebrazioni. Tutti buoni e santi mentre nel frattempo innalziamo muri per impedire ai bisognosi di ricevere accoglienza e rifugio. Il discorso sarebbe decisamente più ampio e complesso da affrontare, ma senz’altro una vena di “ostilità” è sempre stata ostentata dal Ministro senza peli sulla lingua. Arriva così il primo “sciopero” anche da parte delle istituzioni ecclesiali. Connotato così per rimarcare la volontà di venire meno a una mansione necessaria. “Ogni migrante per me è Gesù di Nazareth”, sentenzia il parroco. “Quel bambino che “festeggiamo” nel giorno di Natale non è altro che un profugo scappato dalla polizia di Erode, emigrante in Egitto. E sono stati solo i migranti ad accoglierlo mentre gli abitanti di Gerusalemme nel tempo inneggiavano inni di lode a Dio”. Più che scalpore questa decisione deve aiutare a riflettere a porsi qualche interrogativo.