I CINQUE STELLE NON PENSANO AI RIDER, IGNORATI DAL DECRETO DIGNITÀ

DI CLAUDIA SABA

I ciclofattorini di Deliverance Milano, appoggiati da numerose organizzazioni autonome, pubblicano “il decalogo dei rider”.
E’ ormai da tempo che i rider tentano di ottenere più tutele e sicurezza sul lavoro, ma per ora, tutto sembra essersi fermato.
E così hanno deciso di pubblicare sulla loro pagina il documento con i dieci punti, necessario a dare più chiarezza
ad una categoria sprovvista di qualsiasi garanzia.
Al “punto uno” i rider chiedono di non essere discriminati.
Dopo l’iscrizione al sindacato, alcuni di loro erano stati infatti licenziati.
Chiedono poi che «il rischio d’impresa dell’oscillazione della domanda imposta dal mercato non può essere ad appannaggio dei singoli lavoratori».
Non chiedono solo tutele e garanzie ma anche mezzi di lavoro più sicuri dopo i numerosi incidenti che hanno coinvolto negli ultimi tempi, i rider di tutta Italia. A tal proposito, chiedono di essere messi in condizione di poter rispettare il codice della strada, senza la pressione dei datori di lavoro che impongono un numero troppo alto di consegne in tempi brevi.
Dopo il tavolo convocato dal Ministro del Lavoro, le aziende non hanno più proposto alcuna regolamentazione.
La trattativa è rimasta quindi bloccata ed eliminata dal decreto dignità.
I rider chiedono che i turni, attualmente organizzati dalle piattaforme di food delivery, vengano allineati alla normativa europea che da diritto a ogni lavoratore di non ricevere comunicazioni aziendali dopo che siano trascorse 12 ore dall’ultima prestazione fornita.
I tempi di lavoro, non devono superare le 8 ore al giorno e che almeno un giorno deve essere destinato al riposo settimanale.
Anche per ciò che riguarda i pagamenti, questi devono essere effettuati alla consegna.
L’ultimo punto è un chiaro messaggio al governo, che almeno inizialmente, sembrava aver preso a cuore il diritto dei rider.
Chiedono infatti che vengano istituiti organi ispettivi territoriali e nazionali che vigilino sul lavoro delle piattaforme e favoriscano una regolamentazione delle imprese più innovative.
Il documento, già sottoposto al vaglio di Di Maio, non ha prodotto alcun risultato, almeno fino ad oggi. Tutto è fermo.
Dopo la convocazione del 7 novembre, le aziende che avrebbero dovuto presentare una proposta di regolamentazione, si sono presentate con un nulla di fatto.
La trattativa, quindi, non è ancora partita e la “clausola rider”, estromessa dal decreto dignità.