IL CORAGGIO NON E’ RAZZISTA. AMBULANTE MAROCCHINO SALVA DOTTORESSA AGGREDITA

DI MARINA NERI

Giorni di proclami, di annunci di leggi epocali.

Giorni di prove tecniche di marce per affermare di essere padroni in casa propria.

Giorni di esaltanti dichiarazioni su una “sicurezza” acquisita al prezzo del baratto dei diritti umani, su una difesa divenuta legittima anche quando e’ autorizzata ad uccidere.

E mentre la propaganda impera,dilaga, intraprende, la vita vera scorre, si esprime e,spesso,sorprende.

Capita cosi’ che nelle maglie della quotidianita’ sempre piu’ esasperata si imbrigli una storia che ha il sapore dei gesti valorosi di un tempo, quando il tornaconto era appannaggio di pochi e meschini individui.

Mustafa El Aoudi e’ un ambulante, marocchino. Un vu’ cumpra’ che da anni staziona davanti all’ospedale civile San Giovanni di Dio a Crotone.

Ogni giorno lo scorrere della sua vita scandito da sguardi torvi di chi comincia ad accusare i cedimenti dell’ intolleranza, ed i sorrisi di chi si ferma,chiacchiera, compra.

Ogni giorno ad osservare dal suo punto privilegiato, l’andirivieni intorno all’ospedale.

Molti volti sono divenuti per lui familiari, e lo stesso il suo viso per i medici , infermieri e per i parenti dei ricoverati.

Vent’anni in Italia, fanno scorrere nelle vene lo stesso sangue degli eredi di Romolo a dispetto di leggi e decreti.

Anche quel giorno Mustafa e’ dietro il banco della sua bancarella. Magari spera in una buona vendita.

La dottoressa, quella donna dal viso gentile che gli sorride salutandolo ogni volta che passa dinanzi a quel banchetto con chincaglierie che e’ la sua unica fonte di sostentamento, ha appena finito il suo turno in ospedale.

Pochi minuti e magari sara’ a casa a riposare dopo una giornata trascorsa ad alleviare sofferenze, magari a combattere contro una sanita’ sempre piu’ burocratica e meno umana, lontana anni luce dall’essere in Calabria, a misura di malato.

E’ un attimo! Una vita sospesa tra un fendente dato ed una mano levata in alto a colpire ancora.

Un uomo corpulento aggredisce la donna. Un colpo inferto con forza con un cacciavite. Lei urla disperatamente, sapendo che la sua vita e’ legata inesorabilmente alla intensita’ delle sue grida.

Mustafa sente urlare. Si accorge della colluttazione.

A volte nello spazio di reazione sta racchiusa la vita o la morte di una persona.

Egli non riflette, non pensa, non pondera il rapporto dare/avere. Quella donna e’ in estremo pericolo e l’unico che puo’ fare qualcosa e’ proprio lui. Si catapulta sui due.
Strattona l’ assalitore.

Libera la dottoressa ferita al collo e si lancia ad inseguire l’uomo che ha attentato alla vita della donna. Lo raggiunge, gli fa uno sgambetto e lo immobilizza trattenendolo fino all ‘ arrivo della polizia.

Si appurera’ solo piu ‘ tardi che l’uomo imputava alla dott.ssa, Maria Carmela Calindro, la negligenza usata nei confronti di sua madre che era deceduta in ospedale. Voleva uccidere la donna per vendicarsi di chi riteneva responsabile della morte della madre.

L’inchiesta che in passato era scaturita dalla denunzia sporta dall’uomo era stata archiviata non rinvenendosi responsabilita’ ascrivibili al medici per il decesso della madre di Luigi Amoruso, questo il nome dell’assalitore.

Operata d’urgenza, la dottoressa e’ fuori pericolo. Al risveglio ha avuto parole di elogio e gratitudine per Mustafa.

Un uomo che non ha pensato a se stesso, non ha riflettuto su i pro e i contro del suo agire, non ha chiuso la sua anima.
L’ha lasciata aperta affinche’ vi germogliasse il seme della tolleranza, dell’aiuto incondizionato, della speranza. Un piccolo fiore.

Fra poco e’ Natale e anche un piccolo gesto senza retorica regala il senso del Benessere, quel Bene dell’Essere che move il sole e le altre stelle…

Un encomio, una medaglia, un passaggio sui media, un giro per le scuole ci vorrebbe per questo schivo marocchino per fare comprendere a ragazzi e adulti bombardati quotidianamente da raid di intolleranza, raffiche di xenofobia, raptus di primogeniture, che vale di piu’ combattere e sognare insieme agli altri piuttosto che chiudersi nella scatola di latta del proprio alienante egoismo.

Un po’come quando qualcuno, forse un luminare della scienza, forse solo un sognatore, impianto’ il cuore di un nero nel petto di un bianco. Scienza? Forse solo Vita, nel suo essere armonica dentro ogni diversita’ che rende unici ed irripetibili solo insieme agli altri.