FALÒ DELLA CAMORRA A CASTELLAMMARE. MANICHINO CARBONIZZATO: ‹‹ QUESTA LA FINE DEI PENTITI››

DI PATRIZIA ING. LASSANDRO

La festa dell’Immacolata Concezione a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, è una festa molto sentita dai cittadini della Città delle Acque, una tradizione, che si tramanda di generazione in generazione, e che si lega inscindibilmente al rito del falò, ò fucaracchio in dialetto. La leggenda racconta di un pescatore che al largo delle acque stabiesi, fu sorpreso da un’improvvisa tempesta. Travolto dalle enormi onde il pescatore perse conoscenza e si risvegliò sull’arenile di Castellammare. Accese un fuoco per riscaldarsi e chiamò a raccolta i passanti per ringraziare la Madonna che lo aveva salvato da morte certa.
Purtroppo quest’anno, si trasforma in un messaggio di morte della camorra. A bruciare, appeso come un impiccato alla catasta di legno, è un fantoccio che rappresenta un pentito. Sulla sommità dell’impalcatura, sembrerebbe esserci anche uno striscione con una scritta significativa e un errore di italiano: «Così devono morire i pentiti. Abbruciati». Al falò, realizzato in uno dei quartieri suburbani della città stabiese, sono seguiti gli applausi di una piccola folla che si era radunata per assistere allo spettacolo. I fuochi pirotecnici, hanno infine illuminato i cieli stellati. Il falò è stato acceso il giorno dopo una maxi operazione della Dda che ha portato, grazie alle confessione di alcuni collaboratori di giustizia, all’arresto di quattro capiclan della zona. La Procura ha di conseguenza dato il via ad una indagine contro ignoti per intimidazioni. Il pm Giuseppe Cimmarotta ha prontamente attivato i carabinieri per intraprendere le indagini. L’episodio si è consumato nel noto rione Aranciata Faito. In questo quartiere vivono diversi esponenti e complici del clan D’Alessandro. Avversa a questa «tradizione» dei falò c’era stata una ordinanza del sindaco che ovviamente è stata ignorata.