IMAGINE, SI MA COSA? IL SOGNO DI LENNON OGGI E’ UN INCUBO

DI CLAUDIA PEPE

Immagina un mondo senza la proprietà, 
mi chiedo se ci riesci senza bisogno di avidità o fame. SI MA COSA?S
Una fratellanza tra gli uomini immagina tutta la gente che condivide il mondo.
Puoi dire che sono un sognatore ma non sono il solo.
Spero che ti unirai a noi anche tu un giorno. E il mondo vivrà in armonia. (John Lennon )
L’8 dicembre 1980 muore Lennon e nasce una leggenda, e per un’intera generazione quel giorno segna la fine della fantasia e di una chimera possibile. Lennon voleva sognare per disegnare. Unendoci in una realtà possibile ma che doveva necessariamente essere condivisa. Oggi “immagina” è uno spot televisivo che non ha nulla a che fare con la poesia: “Immagina, puoi!” La poesia venduta alla banalità cancellando la solidarietà e la speranza. Distorcono l’idea rendendoci dei vuoti a rendere, e dopo 38 anni l’immaginario diventa un cellulare, un mezzo tecnologico per farci andare più in fretta, per correre, per chiudere le porte della fantasia e aprire quelle dell’omologazione e della serialità. Oggi, vogliamo immaginare di essere qualcun’ altro per pochi momenti di popolarità. Ci si camuffa di essere qualcun altro. Personalità e di altri indumenti per non essere mai noi stessi. Abbiamo perso la cognizione della nostra pelle e dei nostri sentimenti. Tutti uguali, indistintamente per non essere. E così immotivatamente tutto va avanti senza la gioia della scoperta che incrocia il dolore, l’attesa e il sacrificio. Tutto deve scorrere senza trovare angoli che ti impigliano a pensare. Si riduce invece di approfondire, si comunica con messaggi invece di usare le parole, i silenzi, i gesti. Ci manca il tempo per sentire la vita, per scegliere senza quella fretta che il mondo chiede per non darti la possibilità di essere diverso. Uguali bambino e adulto, guardia e ladro, morale e immorale. Un mondo che ti induce a momenti di silenzio in onore alla morte. Ma in quei momenti, vorresti solo sederti un attimo a prendere respiro e magari qualche volta riuscire a piangere. Ti fanno compagnia i ricordi. I ricordi di quelle file alle cabine telefoniche per sentire una voce per te importante, lontana e dentro di te. Quanti sentimenti e quanti sogni sono iniziati e morti in quel minuscolo spazio che era di tutti, dove tutti vedevano se eri innamorata, o se eri delusa. Ma si parlava, si comunicava, l’utopia era il nostro modo di essere e di interpretare la vita. Oggi cerchiamo di immaginare ma è meglio non farlo. Perché non ci sono più i Lennon o i Morrison che ci dicono:” Non dire mai che i sogni sono inutili perché inutile è la vita di chi non sa sognare “. Oggi usano altri slogan ma non ci fanno più desiderare un ideale comune. Ci hanno tolto anche quello. E mentre Lennon continuerà a essere giovane, noi invecchieremo senza aver avuto il tempo di crederci davvero a quel mondo dove eravamo tutti uguali. Ma io, da insegnante e da innamorata del miraggio, insegnerò: “We shall overcome”. Per far trionfare la mia speranza e quella di tutti i miei studenti.