NON BASTA PIAZZA GRANDE PER LA RINASCITA DELLA SINISTRA SMARRITA

DI CARLO PATRIGNANI

Ci vuole una gran bella faccia tosta per richiamare e riportare la gente, ossia il popolo che dimora, lavora, vive in una società non per i molti ma per i pochi, sulle traballanti panchine in Piazza Grande a rimirare le stelle e la rivoluzioneOur Revolution – intrapresa dal socialista democratico Bernie Sanders che ha, pochi giorni fa, dato vita alla Internazionale ProgressistaInternational Progressive – con l’economista greco Yanis Varoufakis per fronteggiare il nuovo asse autoritario globale.

Piazza Grande è l’ultima trovata del duo Nicola Zingaretti, un post comunista e Massimiliano Smeriglio un ex rifondarolo, oggi alla guida della Regione Lazio: idea questa di Piazza Grande, per la verità, rubata al duo Lucio Dalla e Francesco De Gregori, cantautori e compositori.

Ma è tardi, troppo tardi per andare in Piazza Grande. E farlo sarebbe autolesionistico anche se rispetto al passato la promessa è cambiata….e noi faremo [non come la Russia comunista che non c’è più] bensì come il socialista democratico Sanders che sta radicalmente cambiando con il supporto di giovani e millennials, lontani da Piazza Grande, il dna del Partito Democratico ed è pronto a sfidare il leader del nuovo asse autoritario globale Donald Trump alle presidenziali del 2020.

Un cambiamento radicale – fatto di un nuovo progetto culturale, politico, economico e sociale della società – quello di Sanders, che per radicalità, se non è identico, certamente si avvicina molto al for the may, not the few, del laburista Jeremy Corbyn nel Regno Unito.

Entrambi hanno avuto l’intelligenza, la capacità di autocritica e una certa dose di coraggio per contrapporsi e ribaltare il dogma – neoliberismo e centro-sinistra senza alternativa – che ha dominato nel Partito Democratico e nel Labour Party: rivoluzione che la sinistra italiana non ha voluto, inteso fare dall’89 in avanti e per questo, forse, è oggi non credibile nonostante tutte le invenzioni – miste a scissioni –  di cui è portatrice, come dimostra la debacle del 4 marzo scorso.

La gente, il popolo che dimora e lavora, se e quando gli è concesso, e vive, sempre peggio in una società per i pochi eletti, dominata dall’individualismo, dal consumismo senza freni, dal dio-denaro, dalla carriera, si è accorta, ha ben visto e capito quel che la sinistra ha combinato negli ultimi decenni con i governi di centro-sinistra, e con l’appoggio al governo tecnocratico di Mario Monti.

Ha aperto la strada con le devastanti politiche di privatizzazioni, soppressione dei diritti sociali (la giusta causa dello Statuto dei Lavoratori), le de-riforme del Welfare State, il precariato, il contrasto all’immigrazione, mutuate in toto dal neoliberismo trionfante, ai populisti che ora definisce tout court autoritari, illiberali, senza un minimo di analisi e di autocritica sulla debacle elettorale.

Non basta scimmiottare due apprezzati cantautori e compositori, nè due vegliardi e credibili politici riformisti vecchio stampo, d’antan, per rifarsi una verginità culturale, politica e sociale.