PERCHE’ AQUARIUS SI E’ FERMATA E PERCHE’ MSF NON SI ARRENDE

DI MONICA TRIGLIA

Pensate a una comunità di 30 mila persone. Trentamila donne, uomini e bambini, tanti quanti popolano una cittadina di provincia. Ecco, sono oltre 30 mila le vite salvate in due anni da Medici Senza Frontiere e Sos Mediterranee nel Mediterraneo.

Vite che d’ora in poi si perderanno in naufragi di cui si saprà pochissimo, se qualcosa si saprà, e di cui nessuno racconterà. Perché Msf e Sos Méditerranée sono state costrette a chiudere le operazioni della nave di ricerca e soccorso Aquarius. «Una scelta dolorosa, ma purtroppo obbligata, che lascerà nel Mediterraneo morti, senza alcun testimone» dicono da Msf. «In un crescente clima di criminalizzazione dei migranti e di chi li aiuta, si perde di vista il principio stesso di umanità».

La Aquarius si è fermata perché Msf e Sos Méditerranée non sono riusciti a trovare un solo Stato disposto a dare la bandiera alla nave umanitaria che, bloccata da due mesi nel porto di Marsiglia, è finita sotto sequestro per ordine della procura di Catania che la accusa di traffico e smaltimento illecito di rifiuti speciali (in gran parte vestiti dei migranti). La Aquarius batteva la bandiera di Gibilterra, che l’ha ritirata dopo le polemiche sull’operato delle Ong nelle attività di soccorso nel Mediterraneo. Aveva poi trovato la disponibilità di Panama, ma il Paese sudamericano si è tirato indietro.

La denuncia di Msf parla chiaro: «Negli ultimi 18 mesi ci sono stati attacchi degli Stati europei contro le attività umanitarie di soccorso con modalità in uso in alcuni dei Paesi più repressivi al mondo. Nonostante operasse in piena collaborazione con le autorità, la Aquarius è stata privata due volte della propria bandiera e ha subito assurde accuse di svolgere attività criminali. Tra campagne diffamatorie e deliberate manovre contro il diritto internazionale, le persone soccorse si sono viste negare l’accesso a porti sicuri, rifiutare assistenza da altre navi e sono state abbandonate in mare per giorni o settimane».

La fine forzata delle attività della Aquarius avviene in un momento critico. Almeno 2.133 persone sono morte nel Mediterraneo quest’anno. La stragrande maggioranza era partita dalla Libia. «Gli Stati membri dell’Europa» denuncia ancora Msf «hanno alimentato terribili sofferenze consentendo alla guardia costiera libica di intercettare più di 14.000 persone in mare e riportarle forzatamente in Libia, in aperta violazione del diritto internazionale. Ma nel 2015, l’Europa aveva preso un impegno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: nessuna persona soccorsa in mare sarebbe stata costretta a tornare in Libia.

«Oggi l’Europa supporta direttamente i rimpatri forzati, mentre celebra presunti successi sulla migrazione» aggiunge Claudia Lodesani, presidente di Medici senza Frontiere. «Dobbiamo essere chiari su cosa significano questi successi: mancanza di assistenza salvavita in mare, bambini, donne e uomini respinti nell’incubo della detenzione arbitraria in Libia senza alcuna concreta speranza di poter fuggire, la creazione di un clima che scoraggia qualunque nave dal rispondere all’obbligo di salvare vite in pericolo».

Dall’inizio delle proprie attività di ricerca e soccorso in mare nel febbraio 2016, la Aquarius ha assistito circa 30.000 persone nelle acque internazionali tra Libia, Italia e Malta. L’ultimo periodo di operazioni attive è terminato il 4 ottobre 2018, quando la nave è arrivata al porto di Marsiglia dopo aver soccorso 58 persone. Con le precedenti navi umanitarie, Bourbon Argos, Dignity, Prudence e Phoenix, Msf ha soccorso o assistito oltre 80.000 persone dal 2015.

Ma Medici senza Frontiere non si arrende: «Finché le persone continueranno a morire in mare o a subire atroci sofferenze in Libia» dice Claudia Lodesani «cercheremo nuovi modi per fornire loro l’assistenza umanitaria e le cure mediche di cui hanno disperatamente bisogno».